CONFERENZA SUL TEMA: CARRI DA GUERRA E DA PARATA IN ETRURIA

DOMENICA 22 DICEMBRE 2019, H 11: CONFERENZA SUL TEMA: CARRI DA GUERRA E DA PARATA IN ETRURIA

SEDE DELLA CONFERENZA: AULA CONVEGNI DELL'ORATORIO DELLE SACRAMENTINE, TARQUINIA (VT).

DURATA DELLA CONFERENZA: 1 ORA. Seguirà dibattito aperto a tutti. Termine dell'attività alle h 13.

La partecipazione è gratuita, si richiede tuttavia la prenotazione obbligatoria in quanto la sala ha posti limitati. L'appuntamento è alle ore 10,45 alla fermata degli autobus della BARRIERA SAN GIUSTO SNC a Tarquinia. Per la prenotazione compilare il modulo in fondo a questa pagina, lasciando tutti gli estremi per essere ricontattati.

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Tra la metà dell'ottavo e la fine del settimo secolo avanti Cristo i membri dell'élite etrusca usavano far seppellire nelle proprie tombe i carri che durante la vita avevano rappresentato una delle più vistose insegne del loro prestigio sociale e politico. Il possesso del carro conformava il loro stile di vita a quello dei sovrani orientali, insieme al trono, agli utensili per il banchetto e ai servizi per il simposio. Nel corso del secolo successivo, col declino dei clan aristocratici e la formazione della città, il costume di seppellire i veicoli cessa nei grandi centri urbani e continua soltanto presso le aristocrazie dei centri minori non urbanizzati.

I ritrovamenti si distribuiscono su una estensione geografica che comprende le moderne regioni Lazio, Toscana, Umbria, Marche e Abruzzo, Emilia Romagna, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Campania, Puglia e Basilicata. Le popolazioni principali di tali regioni erano gli Etruschi, i Latini, i Falisci e i Piceni.

Dalla fine del '700 ad oggi sono stati trovati in Italia i resti di più di 300 veicoli, la metà dei quali in tombe principesche del territorio etrusco, databili tra il 775-750 e il 500 a.C. Tali resti consistono generalmente dei cerchioni di ferro e di altri accessori pertinenti alle ruote, poiché il corpo del carro era costituito da materiali organici - legno e pelle - connessi mediante incastri e legature, senza l'ausilio di chiodi. Solo in casi limitati un veicolo era arricchito di decorazioni in bronzo, talora ageminato in ferro o incrostato di avorio. Molti esemplari sono stati ricostruiti ed esposti nei musei.

I veicoli trovati nelle tombe sono tutti a due ruote, sia che si tratti del cocchio (lat. currus) e del calesse (lat. carpentum), sia che si tratti di carri utilitari. Un defunto, uomo o donna, poteva essere accompagnato dal solo currus, dalla coppia currus e carpentum o, in casi eccezionali, anche da un carro utilitario, eventualmente utilizzato per la cerimonia funebre. In alcune tombe a cremazione si trovano i resti metallici di veicoli con tracce di fuoco, segno evidente che sono stati arsi sul rogo del morto. Quando non sono stati bruciati, come accade in tutte le sepolture a inumazione, i veicoli venivano sepolti talora interi, talora smontati e accatastati oppure privati della loro funzionalità (ad esempio con il timone spezzato), secondo le pratiche rituali in uso in un luogo e in una determinata epoca, ma forse anche in dipendenza dello spazio disponibile nella tomba.