I SOTTERRANEI DELLA BASILICA DI SAN CLEMENTE AL CELIO

APPUNTAMENTO: SABATO 22 DICEMBRE 2018 H 16 IN PIAZZA DI SAN CLEMENTE

DURATA: 1 H E 30'.

LA GUIDA E' RICONOSCIBILE IN LOCO DAL CARTELLO ROMA BELLA.

PRENOTAZIONE: OBBLIGATORIA VIA MAIL A: romabella@visite-guidate-roma.com, o chiamando il n. tel. 0661661527 (attivo tutti i giorni h 9-19).

Il sito archeologico sotterraneo di S. Clemente al Celio è forse il più rilevante a Roma per la ininterrotta sovrapposizione di fasi edilizie risalenti ad epoche diverse. Tale sovrapposizione lascia intendere come i diversi livelli si siano succeduti nel corso dei secoli l'uno all'altro, a testimonianza della continuità architettonica e urbanistica che è tipica di Roma.

La basilica superiore fu edificata nel XII secolo, impiegando come fondazione ciò che restava della basilica inferiore risalente al IV secolo, tagliata all'altezza dei capitelli delle colonne e ricolmata dei suoi stessi detriti. Il Padre Priore Domenicano Mullooly nel 1865 individuò attraverso scavi sistematici la basilica inferiore (di cui non si conosceva l'esistenza), rilevandone la planimetria a tre navate scandite da due colonnati, ma sviluppata su una larghezza maggiore rispetto alla basilica attuale.

La primitiva basilica fu dedicata al terzo papa San Clemente, martire sotto il regno dell'Imperatore Traiano nel 99 d.C. Fu edificata nella seconda metà del IV secolo sopra le strutture di una domus romana privata del II secolo d.C. in laterizio, che contava almeno 2 piani, e sul perimetro di un edificio di epoca domizianea (I secolo) costruito in blocchi di peperino in opera quadrata, con modanatura in travertino, suddiviso in piccole piccole celle con volte a botte, rivestimenti in opera reticolata e pavimento in opus spicatum. Questo vasto complesso, di carattere pubblico e interpretato dalla critica come Zecca imperiale qui trasferita dalla originaria sede del Campidoglio, fa sostanzialmente da base alle tre navate della basilica paleocristiana, consacrata da Papa Siricio nel 384.

Accanto all'edificio a blocchi di peperino del I secolo fu costruita la domus privata del II secolo, ancora conservante ampi tratti della decorazione in stucco originaria. In un ambiente della domus, sul finire del II secolo fu impiantato un Mitreo, piccolo santuario dedicato al culto orientale di Mithra, molto diffuso a Roma nel Tardo Impero. Il Mitreo venne impreziosito da una volta stellata e ornato con pomici, allo scopo di rendere la stanza simile ad una spelunca, ovvero la grotta dove nacque Mithra, come prescriveva il culto misterico.

Alla fine del III secolo, quando già il luogo era frequentato da Cristiani, fu realizzata una grande aula di tipo basilicale proprio sopra l'edificio a blocchi di tufo: è forse questo il Titulus Clementi, ovvero il primitivo luogo di culto dedicato a San Clemente le cui funzioni possono essere confrontate con quelle delle attuali parrocchie. Il luogo di riunione dei Cristiani, in un'epoca di persecuzioni, era mascherato esternamente da edificio privato, e identificato da un "titulus" ovvero da una iscrizione sulla porta di ingresso recante il nome del proprietario. Solo chi era Cristiano e conosceva il proprietario poteva leggere quell'iscrizione come un segnale cifrato, e quindi recarsi a pregare senza correre rischi.

La basilica paleocristiana ebbe una vita lunga e rimase in funzione, dopo essere stata decorata più volte, fino al 1084, quando fu gravemente danneggiata da un incendio connesso con l'assedio di Roma da parte di Roberto il Guiscardo. Dopo aver tentato di restaurarla e ridecorarla con affreschi legati alla vita e ai miracoli di San Clemente, pochi anni dopo, nel 1099, se ne decise la distruzione per dare vita ad una nuova basilica, quella che ancora oggi possiamo ammirare. La nuova basilica, consacrata nel 1129, conservò lo stesso impianto a tre navate (anche se di larghezza minore) e fu ornata utilizzando in parte gli arredi marmorei della basilica inferiore, come testimonia il reimpiego delle balaustre della schola cantorum, le colonnine dell'antico ciborio e forse addirittura anche il mosaico dell'antico catino absidale, riproposto con lo stesso soggetto (la Croce come Albero della Vita tra racemi floreali) e con alcune aggiunte nell'abside nuova.

Di grande interesse sono gli affreschi di scuola romana risalenti agli ultimi anni di esistenza della basilica paleocristiana, pienamente databili tra l'incendio del 1084 e la demolizione del 1099. Si tratta di un ciclo comprendente le storie ed i miracoli di Sant'Alessio e di San Clemente, commissionati da una ricca famiglia di commercianti romani, Beno de Rapiza con la moglie Maria Macellaria. Si evidenzia in modo particolare il quadro con il "miracolo della colonna" in cui San Clemente, durante un tentativo di arresto da parte del persecutore dei Cristiani Sisinnio, si trasforma in una pesante colonna che viene trainata invano dai servi di Sisinnio. L'affresco con le storie di Clemente e Sisinnio è di grande importanza per le didascalie associate alle figure, redatte in lingua volgare, che costituiscono una delle più antiche testimonianze dell'uso dell'italiano: non dimentichiamo infatti che siamo ancora nell'XI secolo, di fronte a testimonianze epigrafiche dirette di quello che era il linguaggio della gente comune, non filtrato attraverso la letteratura, la filologia o le correzioni degli amanuensi.

Termineremo la visita del complesso di San Clemente dedicandoci alla basilica medievale con le sue importanti evidenze: il mosaico dell'abside, la schola cantorum, il bellissimo pavimento cosmatesco e gli affreschi della cappella di Santa Caterina, attribuiti a Masaccio e a Masolino da Panicale (1428).