IL MOSAICO DELL'ABSIDE E LA CAPPELLA DI SANTA CATERINA D'ALESSANDRIA

IL MOSAICO DEL CATINO ABSIDALE. Anche a San Clemente troviamo il simbolo dell'autorità apostolica, la cattedra, o sedia vescovile, al centro dell'abside. Da lì il vescovo presiedeva l'assemblea dei fedeli e pronunciava il commento alle Sacre Scritture, avendo a fianco disposti a semicerchio i Praesbyteri. L'attuale sedia vescovile è quella che già si trovava nell'abside della chiesa inferiore, ma il dossale, con l'epigrafe MARTYR, vi fu aggiunto nel corso di un restauro. Il frammento epigrafico faceva parte in origine della epigrafe monumentale posta a documentare, durante il pontificato di Siricio (384-399), l'avvenuta consacrazione della basilica a San Clemente. La ricostruzione, con vaste integrazioni, di questo antico testo, si trova oggi sulla parete sinistra della scalinata che conduce alla basilica inferiore. Sul dossale c'è anche un'altra iscrizione che ricorda il cardinale Anastasio, "costruttore" della attuale chiesa e successore di papa Pasquale II quale cardinale titolare di San Clemente, dal 1099 al 1125: ANASTASIUS PRESBITER CARDINALIS HUIUS TITULI HOC OPUS CEPIT ET PERFECIT.

Immediatamente sopra la cattedra, nella curva absidale si trova un affresco del tardo Duecento raffigurante il Cristo, la Vergine Maria e gli Apostoli. Esso è sormontato dal mosaico del catino absidale che costituisce l'opera d'arte più importante dell'intera basilica. Qui, i motivi decorativi sono così chiaramente nella tradizione iconografica del IV e V secolo, che si è pensato che il mosaico sia una fedele riproduzione, o forse una vera e propria ricostruzione, di quello che decorava l'abside dalla basilica primitiva. Vi si ritrova la concezione, tipica del IV e V secolo, della croce come "albero della vita", piantato in cima al colle del Paradiso riguadagnatoci da Cristo e da cui scaturisce un fiume, diviso in quattro rami, Fisone, Geon, Tigri, Eufrate, che scorrono "ad irrigare il Paradiso" (Genesi, 2, 10-14) e il mondo intero. Troviamo poi le colombe sulla croce, simboli degli Apostoli, il cervo che si abbevera al fiume, simbolo dell'umanità redenta, e la fenice, simbolo dell'immortalità dell'anima nel mondo pagano e della Resurrezione per i cristiani. Un solo elemento in tutto l'insieme sembra forse avere un carattere non tipicamente paleocristiano, ed è la scena centrale della Crocifissione in cui si riscontra un conflitto tra rappresentazione diretta, esplicita, e simbolismo, che rivela una elaborazione di antichi motivi protocristiani avvenuta nel Duecento.

Al di sopra della Croce troviamo la mano di Dio Padre in una sfera stellata, che rappresenta simbolicamente la Gloria di Dio. Ancora più sopra al centro dell'arco trionfale è il simbolo della Croce con il monogramma di Cristo (Chrismon) contenuto in un clipeo a simboleggiare la vittoria sulla morte ottenuta per mezzo della Passione. Se la Croce è dunque l'albero della vita, essa è al tempo stesso la pianta di vite "da cui scorre copioso il dolce vino rosso del rosso del sangue di Cristo" (Venanzio Fortunato, 535-600). "Paragoniamo la Chiesa di Cristo a questa vite" proclama l'iscrizione alla base del mosaico, ed infatti, nelle varie scene di vita rurale dipinte tra il fogliame, noi vediamo la vite allargare i suoi rami e dar vita e sostentamento a uomini e donne di ogni condizione umana e a tutto il Creato. Fra le figure umane tra il primo e il secondo ordine di girali di vite ve ne sono quattro che nelle loro vesti bianche e nere spiccano tra tutte le altre: Agostino, Girolamo, Gregorio e Ambrogio, i quattro primi Dottori della Chiesa Latina, che sono indicati con i loro nomi.

Sull'arco trionfale il Cristo è rappresentato in gloria, con un libro in una mano e l'altra alzata in segno di benedizione. Tutta la scena, qui come nei mosaici di Ravenna, è ispirata all'Apocalisse di San Giovanni (4, 7-14). Infatti, ai lati del Cristo si vedono i quattro animali simbolo degli Evangelisti: il leone (San Marco), il vitello (San Luca), l'uomo alato (San Matteo) e l'aquila (San Giovanni). Ai lati dell'arco i profeti e i martiri rendono testimonianza della gloria di Colui "che siede sul trono" (Isaia, 6, 1). A sinistra, con Isaia è San Lorenzo, a destra Geremia con un cartiglio che non proviene dalla sua profezia, ma da Baruch, 3, 36: "Questi è il nostro Dio e nessun altro sarà messo a paragone con Lui". Al di sopra del profeta Geremia, San Pietro seduto in trono si rivolge a San Clemente e lo esorta: "contempla, o Clemente, il Cristo che ti ho promesso".

LA CAPPELLA DI SANTA CATERINA. In fondo alla navata sinistra si trova la cappella dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, già detta "della Crocifissione". Essa fu realizzata mentre era cardinale titolare Branda di Castiglione, dal 1411 al 1431, di cui vediamo lo stemma sull'arco di ingresso alla cappella. Lo stesso cardinale è committente del ciclo di affreschi, in gran parte realizzati da Masolino da Panicale (1383-1447), il quale decorò tra il 1435 e il 1440 anche la cappella di famiglia del cardinale a Castiglione Olona presso Como. La critica generalmente ritiene che Masolino abbia dipinto le pareti laterali della cappella e l'arco di ingresso tra il 1428 e il 1431, ma che la Crocifissione sulla parete di fondo appartenga ad un periodo di poco più antico, in accordo con l'opinione di quegli studiosi che vi riconoscono la mano del giovane Tommaso di Ser Giovanni di Mone, ovvero Masaccio, che morì a Roma poco dopo aver completato il dipinto, nel 1428 o 1429. Vi è tuttavia chi ritiene che sia stato Masaccio ad avere la parte preponderante nella esecuzione dell'intero ciclo, che sarebbe stato dipinto tra il 1425 e il 1428 e completato da Masolino dopo la morte dell'artista. Una terza opinione ancora attribuisce gli affreschi ad una collaborazione tra i due pittori, che avrebbero lavorato contemporaneamente tra il 1423 e il 1424.

Gli affreschi della parete sinistra trattano della vita e del martirio di Santa Caterina d'Alessandria, che la tradizione descrive come una nobile di Alessandria d'Egitto vissuta nel IV secolo, famosa per la sua cultura e la sua eloquenza. In seguito alla sua protesta contro la persecuzione dei Cristiani ordinata dall'imperatore Massenzio (registro superiore, primo riquadro), e alla brillante difesa del Cristianesimo da lei sostenuta contro cinquanta filosofi pagani di Alessandria (registro inferiore, primo riquadro), ella fu percossa e imprigionata. Durante la prigionia, Caterina convertì l'Imperatrice che era stata spinta dalla curiosità a farle visita. Massenzio fece perciò decapitare la moglie (registro superiore, secondo riquadro) e quindi condannò Caterina al supplizio della ruota dentata. Ma un angelo interviene frantumando lo strumento del martirio e rimettendo in liberà Caterina (registro inferiore, secondo riquadro). I suoi aguzzini ricorrono allora alla decapitazione (ultima scena del registro inferiore). Dopo la morte, il corpo di Santa Caterina viene portato in volo sul Monte Sinai da due angeli (registro superiore, in alto a destra).

Sulla parete destra della cappella troviamo scene della vita di Sant'Ambrogio vescovo di Milano (339-397) mentre la parete di fondo è tutta occupata dal grande affresco della Crocifissione. La volta reca affrescate le figure dei quattro Evangelisti e dei loro simboli, e ogni Evangelista è accompagnato da un Dottore della Chiesa. Sull'arcata di ingresso è dipinta una squisita Annunciazione e al di sotto la serie dei dodici Apostoli. Nel tratto di parete che sostiene l'arcata è un bellissimo San Cristoforo del XV secolo, su cui i pellegrini per alcune centinaia di anni hanno graffito preghiere e nomi. Alcuni di questi graffiti recano anche le date, e le più antiche leggibili risalgono addirittura al 1459.

Tra il 1954 e il 1956 gli affreschi di questa cappella furono restaurati a cura dell'Istituto Centrale per il Restauro e alcuni di essi furono staccati e montati su delle cornici. Il processo di restauro diede luogo a importanti scoperte. Quando gli affreschi della Decapitazione di Santa Caterina e della Crocifissione furono rimossi si trovarono gli schizzi originari (o sinopie) sopra lo strato di arriccio, tracciati con terra di Sinope.

Queste sinopie sono ora distaccate, riportate su tela ed esposte lungo la navata sinistra, e si può osservare come in alcuni punti non siano esattamente corrispondenti all'affresco poi realizzato, segno che lo schizzo aveva più che altro funzione di riferimento, rispetto al quale l'artista, nel corso della realizzazione della pittura a fresco definitiva, poteva effettuare delle piccole variazioni.

Per informazioni sulla visita guidata alla basilica di San Clemente al Celio, sia per gli adulti che per i gruppi scolastici, compilare il modulo sotto, lasciando anche un recapito telefonico per essere ricontattati. Non vi sono biglietti a pagamento per la visita della basilica.