IL SANTUARIO SIRIACO SUL GIANICOLO

APPUNTAMENTO: DOMENICA 12 APRILE 2020, H 9, ALL'INGRESSO DI VILLA SCIARRA IN VIALE DELLE MURA GIANICOLENSI 11. DURATA: 1 H. LA GUIDA E' RICONOSCIBILE DAL CARTELLO ROMA BELLA.

PRENOTAZIONE: OBBLIGATORIA VIA MAIL A: inforomabella@virgilio.it, o chiamando i n. tel. 0697858194; 0661661527 (attivi tutti i giorni h 8-20).

Con il nome di Santuario Siriaco o Tempio delle Divinità Orientali, viene indicato il caratteristico edificio che sorge in via Dandolo, presso l'ingresso secondario di Villa Sciarra. Il santuario, costruito alle pendici del Gianicolo, in una regione di Roma abitata in antico da molti stranieri, è uno dei numerosi templi che nel Trastevere erano dedicati a divinità non romane, i cui santuari (tranne rare eccezioni) dovevano necessariamente sorgere ai margini della città, fuori del pomerio. Da una iscrizione rinvenuta nei pressi, sappiamo che il tempio fu costruito in una zona destinata, fin dai tempi più antichi, al culto della Ninfa Furrina, divinità delle acque. Alla ninfa era dedicato un bosco sacro, situato probabilmente nella parte alta di Villa Sciarra, nel quale sgorgava una sorgente la cui acqua verrà in seguito canalizzata e utilizzata per gli usi del santuario. Il bosco di Furrina era uno di quei luoghi mitici che troviamo alle origini del culto pubblico romano, ambienti naturali incontaminati nei quali la divinità risiedeva e si manifestava, prima ancora della costruzione del tempio dedicato.

Il bosco di Furrina è ricordato dalle fonti storiche in relazione alla morte del tribuno della plebe Gaio Gracco, che nell'anno 121 a.C., per sfuggire ai suoi avversari politici, si rifugiò all'interno del luogo sacro, dove poi si tolse la vita. Lo scavo del santuario, scoperto nel 1906, ha rivelato l'esistenza di almeno tre distinte fasi edilizie. La prima costruzione, come è possibile capire dai resti murari e da alcune iscrizioni, risale al I secolo d.C., mentre le strutture che costituiscono il complesso attuale sono da riferire al IV secolo d.C.

Le caratteristiche principali del santuario consistono nella singolarità della pianta e della tecnica edilizia impiegata. Orientato secondo un asse che corre in senso est-ovest, l'edificio si compone essenzialmente di due parti contrapposte separate da un cortile centrale sul cui lato meridionale si apriva l'ingresso del complesso. La parte posta ad occidente del cortile è costituita da un'aula centrale, preceduta da una sorta di vestibolo e con una abside sul fondo, alla quale si affiancano due ambienti stretti e lunghi. In quest'aula è stata rinvenuta una statua in marmo raffigurante Giove seduto in trono, privo della testa e delle braccia. All'estremità opposta del cortile è l'altro settore del complesso, consistente in una saletta di forma romboidale con un altare triangolare al centro, preceduta da un piccolo ambiente absidato affiancato da altre due stanze a pianta pentagonale.

È stato osservato che la statua citata di Giove è concepita sul tipo del simulacro di Zeus Eliopolitano di Baalbeck, tempio del quale il santuario del Gianicolo sembra riprodurre la pianta. Nel settore orientale, oltre al rinvenimento di due statue (una di tipo egizio e un'altra rappresentante Bacco), è avvenuta la scoperta più interessante di tutto il complesso: al centro dell'aula ottagonale, chiuso all'interno di un altare di forma triangolare, è stato trovato un idolo di bronzo raffigurante un personaggio maschile avvolto nelle spire di un serpente, con accanto ancora i resti dell'offerta (gusci di uova) dell'ultima cerimonia. Questo simulacro, da collegare con uno strano culto misterico, è stato interpretato come Adone, dio della vegetazione che ogni anno muore e rinasce, in analogia con il neofita che abbandona la vita precedente per rinascere nella gloria della nuova religione.

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