L'AREA DEDICATA AL CULTO DI MITHRA NEL LIVELLO INFERIORE DI SAN CLEMENTE

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L'ingresso al terzo livello di San Clemente si trova nella parete di fondo della navata laterale sinistra. Alla destra della porta è un busto del cardinale William O'Connell, arcivescovo di Boston e titolare della basilica di San Clemente dal 1911 al 1944; al di là della porta è una scalinata del IV secolo che conduce al livello del I secolo e al santuario di Mithra, della fine del II o del principio del III secolo d.C.

Ai piedi di questa scala si svolta a sinistra e si trova il pronao o vestibolo del santuario mitraico, con un bel soffitto in stucco dai disegni geometrici e floreali. La bellezza della stanza è però alquanto deturpata dai massicci pilastri dell'abside sovrastante; il soffitto e i sedili per gli iniziati conservano un po' della loro originaria fisionomia. Due pilastri quadrati di marmo, con dei capitelli corinzi, sostengono i tre archi di ingresso che furono costruiti quando le stanze preesistenti furono trasformate ad uso del culto di Mithra verso la fine del II secolo. Qui, con ogni probabilità, doveva sorgere l'altare che attualmente si trova nel triclinium al di là del vestibolo. Questo triclinium, nel quale ora ci troviamo, fu costruito al centro del piccolo cortile appartenente all'insula del I secolo d.C. che deve ancora essere completamente esplorata. Qui si svolgeva il banchetto rituale in onore di Mithra, un dio di origine persiana nato da una roccia per portare la salvezza, la vita e la fertilità al mondo. In seguito, per un ordine del dio Apollo trasmesso da un corvo, Mithra si preparò a catturare e a spargere il sangue dell'essere che possedeva la pienezza della vita, un toro abitante della luna. In una lotta disperata il dio riesce a uccidere il toro mentre uno scorpione, personificazione del male, un cane da caccia e un serpente intervengono. Dal sangue di questo toro trasse origine tutta la vita vegetale, tutta la vita animale, tutto quanto esiste di buono, ma lo scorpione furtivamente verso un po' del sangue più vitale del toro e portò così nel mondo anche il male. Finita la lotta Mithra e Apollo ebbero una lite, ma ben presto si riappacificarono e celebrarono la grande vittoria con un banchetto. Poi Apollo, dio del Sole, condusse Mithra in cielo con sé su un cocchio.

Il toro del mito è simbolo di fertilità ma simboleggia anche la primavera, la stagione stessa della fertilità, poiché la religione mitraica è essenzialmente una religione del cosmo e delle stagioni. I riti venivano celebrati in una spelonca che rappresentava l'universo e spesso per intensificare l'effetto delle stelle esse venivano dipinte sulla volta. Qui, nel Mitreo di San Clemente, non soltanto vi erano le stelle in stucco, ma anche 11 aperture, di cui le più piccole rappresentano le sette costellazioni mentre le quattro più grandi, quadrate, stanno a rappresentare le quattro stagioni. In più l'altare di San Clemente conserva anche due busti dei quattro che probabilmente vi si trovavano a rappresentare ancora una volta le stagioni, mentre da un lato e dall'altro dell'altare si trovano due genii delle stagioni. La figura che alza in alto la fiaccola simboleggia il sorgere del sole ed è conosciuta con il nome di Cautes. L'altra figura con la torcia abbassata rappresenta il sole al tramonto ed ha nome Cautopates. Nella parte più alta del bassorilievo vi sono altri simboli delle stagioni: il dio Helios (il sole) a sinistra e Selene (la luna) a destra. Si sa ben poco, tuttavia, del rituale di questa religione, perché della letteratura mitraica nulla ci è pervenuto. Dai monumenti superstiti e da accenni casuali di autori cristiani e pagani sappiamo almeno che vi erano sette stadi di iniziazione religiosa, uno dei quali consisteva in una prova di forza che simboleggiava il passaggio dalle tenebre alla luce, dalla terra al cielo, ed anche sette gradi gerarchici tra gli iniziati, il più alto dei quali era il Pater, capo di ciascuna comunità mitraica. L'aspetto sacrificale dei misteri era probabilmente limitato all'uso simbolico del pane, dell'acqua e del vino. La parte più caratteristica di questi misteri pare fosse, infatti, il banchetto rituale in memoria del festino trionfale di Mithra e di Apollo. Qui a San Clemente l'area dedicata al culto di Mithra consta di tre ambienti: il suddetto triclinio, il vestibolo e una terza stanza che probabilmente era adibita alla istruzione dei catecumeni. Nel triclinio si trovano dei banconi da una parte e dall'altra per il banchetto rituale, con delle nicchie semicircolari per le statue. Sull'altare al centro della stanza è il grande bassorilievo dell'uccisione del toro. Mithra, afferrato il toro per il naso, gli affonda il coltello nella spina dorsale e volge la testa verso il corvo che aveva trasmesso il messaggio di Apollo. La sua fisionomia rivela una somiglianza con quella di Alessandro Magno ed egli porta un berretto frigio, una specie di cappuccio in forma di cono dalla punta rivolta in giù, che prova come l'intero complesso iconografico sia originario della città di Pergamo in Asia Minore. Il bassorilievo qui presente è una copia romana del II secolo ed è sormontato da una epigrafe che commemora il Pater che lo aveva fatto scolpire, Gaio Ario Claudiano. Fuori del triclinium, in fondo al corridoio troviamo la cosiddetta "scuola mitraica", da cui si può scorgere l'abside della basilica primitiva che poggia sul vicino vestibolo. Nelle pareti di questo vano vi sono sette nicchie corredate di graffiti che sono stati interpretati come rappresentazioni dei sette stadi attraverso i quali il catecumeno doveva passare prima di essere ammesso agli intimi misteri di Mithra. Il pavimento della stanza è in mosaico bianco e nero, ben conservato, ma la volta in stucco fu trovata dagli scavatori nel 1912 già gravemente danneggiata.