LA BASILICA DI SANT'ANDREA DELLE FRATTE CON IL PUTRIDARIUM SOTTERRANEO

APPUNTAMENTO: SABATO 14 SETTEMBRE 2019 H 10 ALL'INGRESSO DELLA CHIESA DI SANT'ANDREA DELLE FRATTE, IN VIA DI SANT'ANDREA DELLE FRATTE 1.

DURATA 1 H E 20'. LA GUIDA E' RICONOSCIBILE IN LOCO DAL CARTELLO ROMA BELLA.

PRENOTAZIONE: OBBLIGATORIA VIA MAIL A: inforomabella@virgilio.it, o chiamando i n. tel. 0697858194; 0661661527 (attivi tutti i giorni h 8-20).

La Basilica di Sant'Andrea delle Fratte, nota anche come Santuario della Madonna del Miracolo, si trova non lontano da Piazza di Spagna, dietro il Palazzo di Propaganda Fide. Esistente già nell'XI secolo, fu riedificata in stile barocco su disegno di Francesco Borromini, tra il 1653 e il 1658. Il nome "delle Fratte" deriva dalla sua posizione alle pendici del Colle Pincio, un tempo ai margini della città, dove erano boschetti e terreno incolto (anche la vicina Via Frattina deve il suo nome a questo).

Al Borromini si deve il bellissimo campanile a due ordini, con capitelli decorati con teste di Giano Bifronte, e la cupola sorretta da contrafforti diagonali che danno all'insieme l'immagine della Croce di Sant'Andrea. Originale è il contrasto tra il tiburio, privo del rivestimento in travertino essendo rimasto non finito, e il campanile, in marmo bianco e rifinitissimo. Pur essendo rimasta incompiuta, la basilica è da sempre una delle opere del Borromini più studiate ed imitate.

L'interno ha pianta a croce latina, con transetto e vasta abside. Lungo la navata si aprono tre cappelle per lato. Numerose sono le opere di artisti del XVII e XVIII secolo, tra i quali Francesco Cozza, Francesco Queirolo, Giovanni Battista Maini, Giuseppe Bottani, Paolo Posi, Pietro Bracci.

La seconda cappella di destra forse opera dello stesso Borromini, aveva in origine un impianto analogo alla cappella Spada di San Girolamo della Carità, con ornamenti in marmo che intendono imitare un catafalco funebre. La cappella corrispondente sul lato opposto della navata è consacrata alla Madonna del Miracolo.

I due altari del transetto sono di Luigi Vanvitelli (sinistra) e Filippo Barigioni (destra). Le opere di maggiore importanza della basilica sono però i due Angeli con i simboli della Passione di Cristo (uno con la corona di spine, l'altro con il cartello INRI) di Gian Lorenzo Bernini, inizialmente destinati alla decorazione del Ponte Sant'Angelo per commissione di Clemente IX Rospigliosi. Ritenuti troppo preziosi per essere collocati all'esterno, rimasero nello studio del Bernini a Via della Mercede n. 12, fino alla sua morte, ed al loro posto furono collocate sul ponte le copie eseguite dagli allievi. Nel 1729 gli eredi di Gian Lorenzo Bernini donarono i due angeli alla chiesa che era la parrocchia del grande artista.

Dopo avere illustrato la chiesa, scenderemo nella cripta dove si trova l'unico esempio di putridarium esistente a Roma.

Si tratta di un ambiente funerario destinato ad una sepoltura provvisoria, in genere sotto il pavimento delle chiese, in cui i cadaveri dei frati o delle monache venivano collocati lungo le pareti, seduti su sedili-colatoio in pietra o muratura, provvisti di un ampio foro centrale e di un contenitore sottostante per far scolare e raccogliere i liquidi cadaverici e gli altri resti della decomposizione.

Concluso il processo di putrefazione dei cadaveri, gli addetti tra miasmi nauseabondi scendevano nella cripta per raccogliere le ossa, lavarle e trasferirle nella tomba definitiva. Il teschio a volte poteva essere separato dal resto dello scheletro per essere esposto su mensole, in modo particolare per gli esponenti più importanti del clero morti in odor di santità.

Il progressivo deterioramento delle spoglie terrene, che vedevano la carne, l'elemento impuro dell'uomo, degradarsi giorno dopo giorno, avvicinava sempre più il corpo alla completa esposizione delle ossa, simbolo della purezza. In questo modo venivano ripercorsi i vari passi della dolorosa purificazione necessaria per l'anima del defunto per potersi avvicinare a Dio; il processo era accompagnato dalle quotidiane preghiere di confratelli o consorelle.

L'usanza dei putridaria si diffuse soprattutto nel Meridione dove queste cripte erano chiamate "camere di mummificazione" o "colatoi a seduta"; a Napoli erano noti con il termine di "cantarelle".

La visita guidata è gratuita; eventuali biglietti di ingresso sono a carico del Socio partecipante.