LA PIRAMIDE DI GAIO CESTIO

Alla fine del I secolo a.C. gli eredi di Gaio Cestio Epulone, pretore nel 44 a.C., tribuno della plebe, membro dell'ordine sacerdotale dei Septemviri Epulones (morto prima del 12 a.C.), fecero erigere per lui in soli 330 giorni come ricordato nelle iscrizioni sulle facciate un monumento funerario a forma di piramide, secondo un gusto esotico diffuso a Roma dopo la conquista dell'Egitto. Il testo sul lato verso Piazzale Ostiense riporta: opus absolutum ex testamento diebus CCCXXX, arbitratu (L.) Ponti P. f. Cla (udia tribu), Melae heredis et Pothi l(iberti). A quanto sembra, gli eredi rispettarono le clausole del testamento e realizzarono l'edificio anche con qualche giorno di anticipo rispetto ai termini previsti dal testamento, nel timore di perdere il diritto all'eredità.

La Piramide situata lungo la antica via Ostiense è inglobata in un recinto in blocchi di tufo ancora visibile, su di un basamento quadrato in opera cementizia, rivestito in travertino, di mt 29,50 di lato. La parte in elevato sempre in conglomerato cementizio ha una altezza di mt 36,40 ed è rivestita in lastre di marmo di Carrara. Sul fronte ovest sono due basi per le statue bronzee raffiguranti il defunto; come riportato nelle epigrafi vennero realizzate con il denaro ricavato dalla vendita di arazzi che non potevano essere posti all'interno in virtù di una legge suntuaria promulgata da Agrippa nel 18 a.C., che vietava la manifestazione di eccessivo lusso nei monumenti funebri.

La cella sepolcrale delle dimensioni di mt 4 x 5,80 doveva accogliere l'urna del defunto, andata dispersa. Le pareti della cella, con volta a botte, presentano un rivestimento in opera laterizia (uno dei primi esempi a Roma di questa tecnica muraria) rivestito di intonaco. Gli affreschi sulle pareti consistono in semplici riquadri monocromi a fondo bianco divisi da candelabri al centro dei quali sono quattro figure femminili, stanti o in posizione seduta, associate a vasellame di vario tipo c.d. "terzo stile pompeiano").

Sulla volta si trovano quattro Vittorie alate e al centro doveva forse essere il ritratto del defunto. Sulla parete di fondo della celle, la nicchia che probabilmente ospitava l'urna con le ceneri del defunto venne danneggiata in età medievale attraverso l'apertura di un cunicolo, visibile in uno degli angoli della piramide. Nel III secolo d.C. la Piramide venne inglobata nella costruzione delle Mura di Aureliano. Sappiamo che nel Medioevo era chiamata Meta Remi, ritenendo erroneamente che fosse la sepoltura di Remo, associata alla Meta Romuli, la leggendaria tomba di Romolo anch'essa a forma di Piramide, esistente "in Agro Vaticano" nei pressi del Mausoleo dell'imperatore Adriano (oggi Castel sant'Angelo) ed andata distrutta nel 1499. Al 1663 risalgono i primi scavi promossi da papa Alessandro VII per riportare alla luce l'edificio; a questa epoca risale l'attuale ingresso alla cella funeraria.

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