LA COSTRUZIONE DELLA BASILICA PAMMACHIANA

PER LA VISITA GUIDATA PER LE SCUOLE ALLA BASILICA DEI SANTI GIOVANNI E PAOLO AL CELIO ED ALLE DOMUS SOTTOSTANTI, PUOI RICHIEDERE INFORMAZIONI INVIANDO UNA MAIL A: inforomabella@virgilio.it. Per ottenere la gratuità è necessario l'elenco degli alunni su carta intestata della scuola.

La costruzione della basilica superiore oggi dedicata ai SS. Giovanni e Paolo viene generalmente attribuita al senatore Pammachio, morto nel 410, personaggio di spicco della comunità cristiana dell'epoca e probabile ultimo proprietario della casa celimontana.

In relazione con la grande aula di culto si costituì un titulus (organismo vòlto all'assistenza dei fedeli e dei poveri, sorta di parrocchia ante litteram). La basilica di Pammachio era a tre navate divise da colonne: queste poggiavano su possenti muri laterizi, la cui realizzazione, all'interno del piano terreno della casa romana, rese definitivamente inagibili gran parte degli ambienti sotterranei, e a tutt'oggi non consente la visione d'insieme delle varie parti della casa stessa.

Le strutture paleocristiane attraversano tutto il piano terreno, addossandosi alle murature preesistenti o tagliandole semplicemente, senza riutilizzarle. Per la costruzione della parete perimetrale sinistra della basilica fu riutilizzato gran parte del prospetto sud-occidentale della domus tarda, costituito dalla facciata principale dell'insula e da quella secondaria della casa. Per la costruzione dell'abside furono invece utilizzati alcuni ambienti dell'edificio, le cui strutture sono ancora in parte conservate. La navata centrale della basilica era illuminata da due serie di 13 finestre, sormontate da altrettanti oculi circolari.

La facciata principale, ripristinata nel restauro del dopoguerra, si apriva in basso con un ingresso a polifore di cinque arcate e nella parte alta con una seconda pentafora a colonne, secondo lo schema ampiamente documentato dalle chiese romane di questo periodo. Tutte queste aperture della fronte, unite a quelle della navata centrale e a quattro grandi finestre presenti nella parte superiore dell'abside, dovevano contribuire a rendere particolarmente luminoso l'interno della chiesa paleocristiana.

Alcuni vani e settori delle case sottostanti continuarono certamente ad essere frequentati anche dopo la costruzione della basilica, probabilmente attraverso botole e scale lignee. E' il caso della piccola cappella od oratorio cristiano privato, sorto nella quarta fase, che, per le sue pitture martiriali, può essere stato riscoperto dai fedeli anche molto dopo il periodo pammachiano. I graffiti rinvenuti in vari punti attestano forse questa tarda frequentazione. Ancora più tardi, nello stesso ambiente si installò un secondo oratorio affrescato; durato fino al XII secolo, è l'ultima testimonianza di vita nelle antiche case, prima dell'interro e dell'abbandono definitivo.