LE GALLERIE DEI CANDELABRI, DEGLI ARAZZI E DELLE CARTE GEOGRAFICHE NEI MUSEI VATICANI

GALLERIA DEI CANDELABRI

La galleria, lunga circa 80 metri, era originariamente una loggia aperta su entrambi i lati. Sotto papa Pio VI Braschi tra il 1785 e il 1788, prima Michelangelo Simonetti e quindi Giuseppe Camporese, la trasformarono in una galleria con finestre su entrambi i lati. Divisa in sei sezioni scandite da arcate su colonne doriche in marmi colorati, venne concepita per accogliere "candelabri, vasi, tazze e monumenti egizi". Molte delle opere vennero allestite come degli arredi, seguendo criteri di simmetria compatibili con le architetture della galleria, alla quale si accedeva attraverso il monumentale cancello bronzeo che tuttora si conserva. Con la creazione del Museo Gregoriano Egizio (1839) quasi tutte le antichità egizie furono spostate nel nuovo settore, favorendo un riordino della raccolta.

L'apparato decorativo della galleria venne rinnovato durante il pontificato di Leone XIII Pecci (1878-1903), evocato dal prezioso stemma intarsiato con lapislazzuli orientali visibile al centro del pavimento. Il progetto generale, che celebrava i fasti del pontefice, venne affidato ad Annibale Angelini, coadiuvato da Domenico Torti e Ludwig Seitz per le pitture, e da Giuseppe Rinaldi e da Luigi Medici per le tarsie marmoree. Il pavimento, originariamente in mattoni, è composto in gran parte da marmi antichi rinvenuti presso l'antico porto mercantile sul Tevere (Emporium di Marmorata). L'attuale sistemazione delle opere è il risultato dei riallestimenti effettuati nel corso dell'Ottocento, che selezionarono prevalentemente sculture di dimensioni ridotte. Tra le numerosissime opere esposte si segnalano i reperti pittorici provenienti dagli scavi della tenuta di Tor Marancia lungo la via Ardeatina, ed una statua di Artemide Efesina da Villa Adriana, proposta in una iconografia originale che sottolinea, più che le qualità di cacciatrice della dea, quelle di protettrice della fecondità e della abbondanza.

GALLERIA DEGLI ARAZZI

Venne allestita nel 1838 con la serie degli arazzi della Scuola Nuova, così chiamata per distinguerli da quelli della Scuola Vecchia, esposti nella Pinacoteca Vaticana e tessuti al tempo di Leone X (1513 - 1521) nella manifattura di Pieter van Aelst a Bruxelles su cartoni di Raffaello. Gli arazzi della Scuola Nuova furono eseguiti della stessa manifattura, ma su disegni degli allievi di Raffaello ed al tempo di Clemente VII (1523 - 1534). Essi furono esposti per la prima volta nel 1531 nella Cappella Sistina.

L'itinerario della galleria presenta due serie di arazzi, databili dal XVI al XVII secolo.

Di particolare interesse storico-artistico sono gli Arazzi con Storie del Vangelo (XVI secolo), sul lato sinistro della galleria procedendo verso la Cappella Sistina, tra cui spiccano: Adorazione dei pastori, Presentazione di Gesù al Tempio, Strage degli innocenti, Cena in Emmaus, Apparizione di Gesù a Maria Maddalena, Resurrezione di Gesù Cristo.

Sul lato destro della galleria, tra le finestre che si aprono sui Giardini, ammiriamo gli Arazzi con Storie della vita di papa Urbano VIII (XVII secolo), eseguiti della manifattura Barberini di Roma, che venne fondata nel 1627 dal cardinale Francesco Barberini, nipote del Pontefice, e fu chiusa nel 1683, subito dopo la morte del prelato (1679).

GALLERIA DELLE CARTE GEOGRAFICHE

La Galleria delle carte geografiche è situata lungo il percorso che conduce alla Cappella Sistina; è una straordinaria rappresentazione cartografica delle Regioni d'Italia, realizzata tra il 1581 e il 1583. Rappresenta una testimonianza unica delle conoscenze geografiche dell'epoca e anche di un modernissimo concetto di unità geografica e culturale se non politica della Penisola, assolutamente all'avanguardia per il periodo in cui la serie di affreschi è stata realizzata.

La galleria è lunga 120 metri e larga 6; sulle pareti sono raffigurate quaranta carte delle varie regioni d'Italia, ciascuna con le rappresentazioni in pianta o prospettiche delle principali città, e si conclude con le mappe generali dell'Italia Antiqua (epoca imperiale) e dell'Italia Nova (XVI secolo) e con le vedute dei principali porti italiani del Cinquecento: Civitavecchia, Genova, Ancona e Venezia. Ogni mappa di regione è accompagnata sul soffitto dalle rappresentazioni dei principali eventi religiosi avvenuti in essa.

Fu papa Gregorio XIII Boncompagni ad ordinare la costruzione della galleria, e l'opera fu diretta dal matematico, geografo e amico del papa Ignazio Danti, domenicano, che si occupò della sua realizzazione tra il 1581 e il 1583. Percorrere la galleria è, secondo le intenzioni di Ignazio Danti, come viaggiare lungo la dorsale appenninica da sud (partendo dalla Sicilia) verso nord (fino all'arco alpino) e affacciarsi sulla costa adriatica, verso est, e tirrenica, verso ovest.

Vi lavorarono gli artisti Girolamo Muziano, Cesare Nebbia, i due fratelli fiamminghi Matthijs Bril e Paul Bril, Giovanni Antonio Vanosino da Varese e Antonio Danti che la decorarono e affrescarono tra 1580 e il 1585, seguendo le indicazioni di Ignazio Danti.

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