STORIA DEL COLOSSEO DAL I ALL'VIII SECOLO D.C.

La storia del Colosseo è da sempre legata alle vicende della valle in cui fu costruito, al centro della città, dal primo imperatore della dinastia Flavia, Vespasiano (69 - 79 d.C.). Prima che l'intervento umano modificasse la morfologia dei luoghi, la valle aveva un aspetto più raccolto dell'attuale, circondata com'era da alture tufacee: Fagutale, Oppio, Celio Palatino, Velia, quest'ultima tagliata nel 1936 per l'apertura di Via dell'Impero, oggi Via dei Fori Imperiali.

Le acque che scendevano dalle colline alimentavano nel fondovalle il Rio Labicano, un affluente del Tevere che tuttora scorre al di sotto del Colosseo.

Le prime opere di urbanizzazione della valle risalgono ad età tardorepubblicana romana: residenze signorili sorsero sulle alture, mentre edifici pubblici occuparono lo spazio tra Celio e Palatino dove, già dalla fine del VI secolo a.C., era sorta un'area sacra la cui frequentazione si protrasse fino ad età neroniana.

Con l'avvento dell'Impero proseguirono gli interventi edilizi a carattere sia pubblico che privato: durante il regno di Tiberio (14 - 37 d.C.) fu realizzato ai Piedi del Palatino un quartiere con abitazioni a due o più piani, di modeste dimensioni. Sotto Nerone, nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 64 d.C. un vasto incendio divampò in 10 delle 14 regiones in cui Augusto aveva suddiviso amministrativamente Roma.

Originatesi presso i carceres (le gabbie di partenza) del Circo Massimo, le fiamme raggiunsero rapidamente la valle, seminando distruzione. I danni consentirono a Nerone di attuare nella valle un intervento urbanistico unitario e di ampio respiro: il progetto imperiale comportò la drastica modifica del paesaggio per la realizzazione della Domus Aurea, la sontuosa residenza di Nerone che, comprendendo Palatino, Velia, parte dell'Esquilino e del Celio, si estendeva su una superficie complessiva di circa 80 ettari. Sulla Velia, ove più tardi sorse il tempio di Venere e Roma, era il vestibolo della domus aurea, dove si trovava una statua colossale alta ben 35 metri, tutta in bronzo, che raffigurava Nerone nelle sembianze del Dio Sole. Il fondovalle ospitava un lago artificiale circondato da terrazze porticate, progettato probabilmente anche per allestirvi naumachie, ovvero simulazioni e repliche esatte di antiche battaglie navali, spettacolo molto gradito a Nerone. In pratica venne privatizzata in questo modo un'area destinata fin dall'origine ad essere Ager Publicus, territorio pubblico.

Vespasiano a partire dal 69 d.C. seguì una politica diametralmente opposta: restituì la valle al popolo romano, gratificandolo con la costruzione del primo anfiteatro in muratura di Roma, il più grande mai eretto fino ad allora. La valle fu monumentalizzata: non più costruzioni pubbliche frammiste a edilizia privata, ma solo edifici destinati al pubblico godimento. La scelta progettuale di Vespasiano è risultata nei secoli vincente: l'area dominata anche dal successivo arco di Costantino, nonostante le modifiche apportate dai successori dei Flavi e le ingiurie che la città moderna nel suo divenire le ha inflitto, conserva ancora l'impronta originaria.

La migliore testimonianza del nuovo assetto conferito alla valle da Vespasiano e dal figlio Tito, che completò nell'80 l'opera intrapresa dal padre nel 72, è nelle monete emesse nell'80 d.C., anno della inaugurazione dell'anfiteatro. Al centro, gigantesco e dettagliato in ogni particolare architettonico, è il Colosseo. Sulla sinistra è la Meta Sudans, una fontana di forma conica, demolita nel 1933, le cui fondazioni sono tuttora visibili. Sulla destra il doppio ordine di portici che delimitava lo spazio monumentale, le cui strutture sono ancora in parte conservate ai piedi del Colle Oppio. Davanti ai portici era la via basolata oltre la quale si estendeva l'area di rispetto dell'anfiteatro, un lastricato in travertino ampio 17 metri, delimitato da cippi in travertino, utili ad impedire il transito con i carri. Un complesso sistema di cancellate metalliche poste tra le arcate lungo il duplice giro di portici perimetrali impediva inoltre l'accesso all'area nei periodi di chiusura in cui non si svolgevano spettacoli.

In età romana il Colosseo era definito semplicemente amphitheatrum o amphitheatrum Caesareum. La prima denominazione sopravvisse fino alla fine del X secolo: nell'XI secolo l'edificio assunse il nome Colyseus dal vicino colosso di Nerone, ancora in piedi. Tuttavia nei documenti ufficiali si utilizzava ancora la duplice definizione Amphitheatrum - Colyseum. Solo dalla metà del XII secolo il monumento venne indicato esclusivamente con il nome di Colyseum, oppure Coliseum, che per estensione definì tutta l'area circostante come Rota o Regio Colisei.

Ad Antonino Pio (138 - 161) risalgono i primi interventi di restauro dell'anfiteatro, probabilmente danneggiato da un incendio. Simili incidenti si verificavano spesso a causa della presenza di strutture in legno impiegato sia per le attrezzature sceniche che per le componenti dei sotterranei, come porte, travi, sportelli, gabbie, montacarichi e ripiani. Tutto il piano dell'arena era realizzato in legno, come le gradinate destinate nel maenianum summum in ligneis alla plebe, nonché le strutture che sorreggevano il velarium. Le fiamme, alimentate dal legno, calcinavano le superfici in marmo e travertino, fondendo le grappe metalliche che ancoravano i blocchi e provocando crolli.

Nel 135 l'imperatore Adriano inaugurò il tempio di Venere e Roma, dopo avere trasportato nella valle, davanti all'anfiteatro, la monumentale statua di Nerone. L'incendio più disastroso nella storia del Colosseo divampò nell'estate del 217, durante il regno di Macrino (217 - 218), generato da un fulmine caduto sul lato verso il colle Oppio. Nonostante la pioggia scrosciante e il tempestivo intervento umano l'anfiteatro si trasformò come racconta lo storico Cassio Dione testimone oculare dell'avvenimento, in un enorme braciere che continuò ad autoalimentarsi fino ad esaurimento delle parti lignee. Il Colosseo restò chiuso per 5 anni per consentire la ricostruzione dei settori distrutti; fu riaperto nel 222 ma i restauri proseguirono ancora per altri 20 anni, fino al regno di Gordiano III (238 - 244).

Nel 320, sotto Costantino (306 - 337) l'anfiteatro fu nuovamente colpito da un fulmine. Dopo Costantino non vi furono più incendi, ma danni dovuti a numerosi terremoti.

Negli anni dell'assedio posto alla città da Alarico (408 - 410) con il conseguente saccheggio, l'anfiteatro restò chiuso e intorno ad esso, in particolare ai piedi del colle Oppio verso il Ludus Magnus, si svilupparono dei cimiteri in cui furono sepolte molte vittime dell'assedio dei Goti.

Prima della riapertura dell'anfiteatro che sancì il ritorno alla normalità, le aree cimiteriali furono bonificate con massicci riporti di terra: le sedi stradali furono innalzate e il Colosseo cominciò ad assumere quell'aspetto di conca depressa, che si accentuò progressivamente nei secoli successivi, fino agli inizi del XIX secolo.

Nel 508 un disastroso terremoto causò nuovi danni, cui pose rimedio il prefetto di Roma Decio Mario Venanzio Basilio, restaurando di nuovo e a proprie spese l'arena. Il sisma aveva seriamente compromesso la stabilità di una notevole porzione della struttura già degradata a causa della sua antichità, e provocato anche il crollo del colonnato dell'ultimo ordine. La caduta delle colonne e dei relativi capitelli sulle gradinate comportò la rovina di queste ultime: con un effetto valanga i materiali precipitarono nei sotterranei distruggendone le strutture ormai vecchie. Quanto rimase dell'ormai precario colonnato fu fatto scivolare negli ipogei; rimossi gli elementi pericolanti e i detriti prodotti dal crollo, i sotterranei furono colmati con massicci riporti di terra.

Durante il regno di Teodorico (493 - 526) alcuni settori dell'edifico erano ormai impraticabili. A partire dall'alto Medioevo il Colosseo, come molti altri edifici per spettacoli non più usati, divenne cava di materiale da costruzione; gli ultimi combattimenti gladiatori che ormai da tempo non riscuotevano più l'interesse del pubblico in larghissima parte convertito al Cristianesimo, avvennero nel 434-435. Nel 438 furono definitivamente soppressi da Valentiniano III, mentre le venationes o spettacoli di caccia proseguirono fino al regno di Teodorico. Ma l'occupazione dell'Africa settentrionale da parte dei Vandali privò definitivamente Roma del principale mercato per l'approvvigionamento degli animali per i giochi circensi; anche le venationes pertanto nel VI secolo scomparvero.

Nella seconda metà del VI secolo si sviluppò addirittura un povero cimitero all'interno dell'ambulacro esterno, già fortemente interrato, che delimitava la valle a nord. Il versante sud del monumento, destinato stabilmente a cantiere di spoliazione dei blocchi, era ormai impraticabile, e la viabilità si era spostata all'interno, tanto che il più breve tragitto per attraversare la valle passava dentro il Colosseo lungo l'asse maggiore.

A partire dall'VIII secolo si sviluppò un'altra area sepolcrale annessa alla piccola chiesa dedicata ai Santi Abdon e Sennen, martirizzati sotto Decio nel Colosseo nel 251. La chiesa sorgeva tra la Meta Sudans e la base del Colosso di Nerone.