LE CINQUE PORTE DELLA BASILICA DI SAN PIETRO

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Ai cinque cancelli di entrata nell'atrio di San Pietro corrispondono cinque porte per l'accesso alla basilica. Nel 1947, la Fabbrica di San Pietro indisse un concorso per la realizzazione di nuove porte in bronzo, in sostituzione di quelle esistenti in legno di noce. L'unica non eseguita in epoca contemporanea è la porta centrale, denominata "Porta del Filarete" (m 7,40 x 3,65) dal nome del suo autore. Riutilizzata nella nuova basilica per disposizione di Paolo V, era stata commissionata nel 1433 da papa Eugenio IV Condulmèr ad Antonio Averulino detto il Filarete, soprannome in lingua greca che significa "amico della virtù". 

Ultimata nel luglio 1445, era alta in origine m 6,30. Nel 1619 venne adattata da Orazio Censore alle misure dei nuovi ingressi con l'aggiunta di due fasce. Nelle 6 formelle maggiori sono rappresentate, in alto, Cristo e la Madonna, al centro San Paolo con la spada e un ricco vaso fiorito ai piedi e San Pietro con il papa committente in ginocchio. In basso, in un metro espositivo ridotto e con grande ricchezza di dettagli e interessanti raffigurazioni di Roma antica, due scene con il martirio degli apostoli Pietro, a destra, e Paolo. I pannelli sono divisi da 4 fasce orizzontali con la storia del Concilio di Firenze, promosso nel 1438 da Eugenio IV per l'unione della Chiesa occidentale ed orientale. Le sequenze raccontano ed illustrano gli episodi più significativi di questo pontificato e per la prima volta, ad eccezione degli affreschi di Giotto ad Assisi, in un manufatto artistico sono rappresentati avvenimenti di attualità con il preciso scopo di tramandarli e storicizzarli. Intorno ai pannelli, sia ai maggiori che ai minori, si snoda un fregio di acanto a spirali, intramezzato da medaglioni classici e da varie scene tratte dalla mitologia, dalla storia romana, dalle favole di Esopo, dalle Metamorfosi di Ovidio e dalle Egloghe di Virgilio. Nei battenti interni alla basilica, foderati con lastre di bronzo, l'artista ha lasciato la sua firma in basso a destra, in un leggero bassorilievo di cm 123 x 22, ritraendosi in compagnia dei sette collaboratori, ognuno identificato con il nome inciso e con lo strumento di lavoro in evidenza. Due curiosi cavalieri, uno su un dromedario e l'altro su un asino, aprono e chiudono il corteo.

All'estremità destra dell'atrio è la Porta Santa (m 3,60 x 2,15), chiusa sino al 1950 da un muro grezzo, inquadrato da marmi voluti da Gregorio XIII per il Giubileo del 1575, poi rinnovati da Paolo V. Nel 1949 il vescovo Francesco Von Streng, a nome dei cattolici svizzeri, donò i due battenti bronzei come ex voto perché la sua patria era stata preservata dalla calamità della guerra. Montata per l'Anno Santo del 1950, fu eseguita da Vico Consorti, soprannominato per le sue varie realizzazioni di porte celebrative il "maestro degli usci" o "Vico dell'uscio". Si tratta di un'opera volutamente improntata ad una pacata compostezza espressiva e ad una simmetrica impaginazione, ripartita in 16 formelle rettangolari distribuite su 4 ordini, divisi da 36 stemmi di cui 28 con l'Arme dei papi che hanno celebrato gli anni santi ordinari. Alla base delle ante, due iscrizioni in latino informano sui dati cronologici della porta e sui privilegi spirituali per coloro che ne varcheranno la soglia: "Da qui scaturiscano abbondanti le sorgenti della Grazia divina, e purifichino gli animi di tutti coloro che entrano, li ristorino con una santa pace, li adornino di virtù Cristiana. Anno Santo 1950".

La porta vicina, denominata "dei Sacramenti" (m 7,40 x 3,65) fu inaugurata da Paolo VI Montini il 14 settembre 1965, in occasione della riapertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Commissionata nel 1950 all'artista abruzzese Venanzo Crocetti, l'idea iniziale prevedeva l'esecuzione di una porta dei Santi e dei Papi. Nel 1960 il progetto fu cambiato dallo scultore e modificato con la realizzazione della porta attuale, dedicata alla rappresentazione iconografica dei Sette Sacramenti, qui raffigurati in 8 pannelli appesi come quadri e caratterizzati da una narrazione concreta, semplice e con toni di familiare quotidianità.

Più movimentata nell'aspetto formale e più drammatica sotto quello interpretativo è invece la Porta del Bene e del Male (m 7,40 x 3,68), l'ultima ad essere collocata nell'atrio. Consacrata il 26 settembre 1977 in occasione dell'ottantesimo compleanno di Paolo VI, è opera di Luciano Minguzzi, al quale l'esecuzione venne affidata fuori concorso nel 1975. Nei 12 riquadri di vario formato e di dinamica articolazione, l'artista esprime il suo vibrante espressionismo scultoreo che, attraverso una tormentata modellazione plastica, in alcuni tratti raggiunge una tensione estrema. Il nome le deriva dalle scene riferite ad episodi delle sfere del Male, nel battente di sinistra, e del Bene, in quello di destra. Nell'ordine inferiore vi è una citazione di un frammento di storia contemporanea, dove il Male è rappresentato dall'Esercito dei Martiri, titolo scritto dallo stesso Minguzzi e da avvicinare alla commemorazione di alcuni partigiani di Casalecchio sul Reno, trucidati nel 1943. Nel battente a fianco, sul pannello corrispondente, il Bene è associato alla rappresentazione del Concilio Vaticano II. Ai lati di questo bassorilievo sono i due papi che hanno aperto e chiuso le sedute conciliari: Giovanni XXIII nel 1962 e Paolo VI nel 1965. Al centro sono raffigurati i Cardinali Agagianian, Suenens, Doepfner.

L'ultima porta a sinistra, del peso di 98 quintali, è denominata Porta della Morte (m 7,40 x 3,68), perché da questo varco facevano il loro ingresso in basilica i feretri dei pontefici per le cerimonie funebri. Iniziata nel 1947 da Giacomo Manzù, l'artista vi lavorò per quasi 17 anni, portandola a termine grazie all'intervento diretto di Giovanni XXIII, eletto nel 1958. Ricordava lo scultore: "Io dissi loro [i cardinali della commissione, n.d.r.] che volevo trattare il tema della morte. Mi risposero: la morte si, ma cattolica. Io dissi: la morte non è cattolica, né anticattolica. La morte è morte. Ne nacquero dei contrasti, e mi rifiutai di andare avanti, finché non intervenne Papa Giovanni". Il Papa non riuscì a vederla ultimata poiché morì il 3 giugno 1963 e la porta venne inaugurata da Paolo VI la sera del 28 giugno 1964. Giovanni XXIII, conterraneo dell'autore, è ricordato nei battenti interni, dove è ritratto seduto sul seggio pontificio, mentre accoglie il vescovo Laurean Rugambwe, primo cardinale di colore da lui creato e incisivamente caratterizzato nei tratti fisionomici. Al centro, isolato dalle altre figure, in atteggiamento riflessivo e con il cappello in mano, l'artista vi ha raffigurato anche l'amico e consigliere don Giuseppe De Luca, scomparso nel 1962, al quale, con il consenso del papa, dedicò ufficialmente la porta. Alla morbida resa plastico-luministica dei bassorilievi concorre la speciale qualità della lega di bronzo, studiata appositamente dallo scultore in collaborazione con l'istituto sperimentale sui metalli leggeri della società Montecatini. Sempre sul retro, in basso, la firma di Manzù è incisa sull'impronta della mano aperta.