I NUOVI SCAVI DEL CIRCO MASSIMO E LA TORRE DELLA MOLETTA

APPUNTAMENTO: DOMENICA 1 MARZO 2020 H 15 IN PIAZZA DI PORTA CAPENA DAVANTI ALL'INGRESSO DELL'AREA ARCHEOLOGICA DEL CIRCO MASSIMO. DURATA 1 H E 30'.

PRENOTAZIONI: scrivere a inforomabella@virgilio.it, oppure chiamare i nn. 0661661527, 0697858194. La guida avrà un cartello "Roma Bella". La visita guidata è gratuita, eventuali biglietti di ingresso sono a carico dei Soci partecipanti.

Dalla metà del I sec. a.C. furono costruiti a Roma i primi edifici per spettacoli in muratura. In precedenza gli spettacoli avevano luogo in strutture temporanee in legno, sistemate nei principali spazi pubblici della città. Mentre il teatro si presentava con gradinate semicircolari ed era usato per la recita di tragedie o commedie, l'anfiteatro a pianta ellittica era usato per i combattimenti gladiatorii e le cacce. Queste ultime in età repubblicana erano organizzate nei circhi, le grandi piste per le corse dei carri adattate in valli naturali: il circo Flaminio (III secolo a.C.) ubicato nel Campo Marzio, ed il circo Massimo, nel quale secondo la leggenda Romolo aveva invitato i Sabini ad assistere a splendidi giochi per sottrarre loro le donne.

Il popolo di Roma seguiva con passione lo svolgimento dei giochi, per cui la costruzione di edifici e l'organizzazione di spettacoli in occasione di feste religiose o ricorrenze particolari, insieme alle elargizioni gratuite di grano (frumentationes), furono spesso sfruttate come mezzo di propaganda della classe dirigente per orientare le simpatie dei cittadini.

Il circo Massimo, il più grande della città, fu sistemato nella Valle Murcia, la conca naturale che separava i colli Palatino e l'Aventino. In origine il pubblico doveva prendere posso sui pendii erbosi intorno allo spazio centrale, ma in seguito fu realizzata la costruzione in muratura delle gradinate. Lungo 600 m e largo 140 m, poteva ospitare 150.000 spettatori in età augustea, 250.000 dopo l'impero di Nerone. Al centro della pista era la spina, un unico basamento decorato da fontane, statue, altari e obelischi.

All'estremità della spina si levavano le "mete" sormontate da tre puntali, intorno alle quali girava la corsa dei carri. Un congegno posto sulla spina, con sette uova di pietra e sette delfini di bronzo, tanti quanti erano i giri della corsa, serviva a calcolare a che punto fosse arrivata la gara. Su uno dei lati brevi erano 12 carceres ovvero i box di partenza che servivano a trattenere i concorrenti prima dell'inizio della competizione. Il circo, più volte ristrutturato durante l'impero, fu utilizzato per l'ultima volta in occasione dei giochi indetti da Totila nel 549 d.C.