CAPOLAVORI DEL BAROCCO: LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA VITTORIA

APPUNTAMENTO: SABATO 10 OTTOBRE 2020 H 16 ALL'INGRESSO DELLA CHIESA IN VIA XX SETTEMBRE 17. DURATA: 1 H. LA GUIDA E' RICONOSCIBILE IN LOCO DAL CARTELLO ROMA BELLA.

PRENOTAZIONE: OBBLIGATORIA VIA MAIL A: inforomabella@virgilio.it, o chiamando i n. tel. 0697858194; 0661661527.

In seguito all'insediamento dei Carmelitani nel luogo, allora quasi totalmente disabitato, dove sorgeva un antico romitorio, fu edificata su progetto di Carlo Maderno a partire dal 1608, una piccola chiesa consacrata all'apostolo Paolo. Il cardinale Scipione Borghese, committente dell'antica pala d'altare, era stato in seguito ampiamente ricompensato dal fortuito rinvenimento, avvenuto durante la primavera del 1619 all'interno dell'orto del convento, dello splendido Ermafrodito oggi al Louvre. L'arrivo a Roma dell'immagine mariana alla quale, per iniziativa del carmelitano Domenico di Gesù e Maria, si attribuiva la disfatta dell'esercito di Federico di Sassonia nell'epica battaglia della Montagna Bianca (8 novembre 1620), aveva sollecitato il cardinale Borghese, ottenuta per sé la preziosa statua, ad elargire una cospicua somma per completare, tra il 1625 e il 1627, la chiesa con la facciata e riconsacrarla alla Vergine in ringraziamento per l'eccezionale vittoria sui luterani.

La decorazione interna proseguì per tutto il secolo. Nel 1873 il convento dei carmelitani fu soppresso e i locali occupati del Museo Geologico, mentre una vasta area coltivata ad orto fu destinata all'erigendo Ministero dell'Agricoltura. La slanciata facciata sull'antica Strada Pia, oggi Via XX Settembre, è rimasta isolata dal contesto che la collegava a quella di Santa Susanna, da cui deriva, in seguito alla demolizione del palazzo Amici e all'apertura delle vie Barberini e Bissolati. Realizzata nel 1625-26 su progetto di Giovanni Battista Soria, con interventi di Sergio Venturi, la facciata è tutta rivestita di travertino, a due ordini raccordati da volute; il portale reca, dentro un'edicola, il rilievo con l'adorazione del bambino di Domenico De Rossi (1627-29).

A destra una recinzione con ricca cancellata in ferro battuto di Pietro Bazzoli delimita un piccolo giardino con la statua marmorea di Santa Teresa del Bambin Gesù di Antonio Mingoni: il tutto fu realizzato nel 1927, due anni dopo la canonizzazione della Santa di Lisieux. Nell'interno, a navata unica con tre cappelle per lato, transetto e coro, l'originaria sobrietà architettonica ha subito un radicale stravolgimento nel corso della seconda metà del Seicento, soprattutto dopo l'inserzione dell'imponente doppia cantoria a pianta mistilinea progettata da Mattia de' Rossi e sorretta da mensole con trofei militari, forse a ricordo della vittoria di Vienna sui Turchi nel 1683, su cui fu poi collocato l'organo ottocentesco.

Al tema del trionfo sull'eresia si ispira, invece, l'affresco allegorico della volta raffigurante la Vergine che, in Cielo, assiste alla disfatta di esseri mostruosi con l'intervento di una schiera di angeli armati, opera dai forti accenti cortoneschi dei fratelli Andrea Antonio e Giuseppe Orazi, ultimata in occasione dell'Anno Santo del 1700, con riferimento ai gruppi di Angeli che ornano i pennacchi della cupola e ai cartigli dove sono citati episodi biblici relativi all'aiuto divino, esaltato nella celebre lode di Zorobabel, concesso al popolo di Israele.

Lo spazio del transetto sinistro, assegnato nel 1644 al cardinale veneziano Federico Cornaro, fu abilmente utilizzato dal Bernini, incaricato dell'intero progetto della cappella familiare, per esaltare la memoria del prelato, raffigurato nel finto palchetto a destra, e dei suoi più illustri antenati chiamati a testimoniare la mistica Trasverberazione di Santa Teresa D'Avila, rappresentata come una sublime visione inondata di luce terrena all'interno del fastoso altare impreziosito da colonne di marmo africano. Ai lavori, condotti tra il 1647 e il 1651, quando la cappella fu aperta al pubblico, ma ultimati soltanto un anno dopo, presero parte eccellenti artisti come gli scultori Jacopo Antonio Fancelli, Lazzaro Morelli, Antonio Raggi, Baldassarre e Giovanni Antonio Mari, il pittore Guidobaldo Abbatini, autore dell'affresco con la Gloria dello Spirito Santo nella volta, e abili artigiani dell'équipe berniniana, tra cui una Francesca "Bresciana", autrice degli intarsi di lapislazzuli nel paliotto bronzeo con l'Ultima Cena e lo scalpellino Gabriele Renzi, artefice dei due splendidi tondi nel pavimento con scheletri oranti.

Visita gratuita, si prega di munirsi di monete per illuminare le cappelle. La tessera di Socio (€15) si fa in loco, vale 12 mesi e consente di prendere parte gratis a un numero illimitato di attività culturali.