LE STANZE DI RAFFAELLO

La pessima fama che aveva accompagnato l'ultimo periodo del pontificato di Alessandro VI Borgia (oggi in parte rivalutato dagli storici) fu la causa dell'abbandono degli appartamenti di quel papa da parte del suo successore. Dopo il brevissimo regno di Pio III Todeschini Piccolomini, durato solo 26 giorni, il primo novembre 1503 fu eletto Giulio II Della Rovere, di nobile famiglia ligure e nipote di Sisto IV Della Rovere (1471-1484), promotore della ricostruzione della Cappella Sistina che proprio da lui prende il nome.

All'interno di quegli appartamenti la Stanza delle Sibille, poi, secondo la tradizione, era stato teatro di un efferato delitto, quello di Alfonso d'Aragona marito di Lucrezia Borgia, fatto uccidere dal cognato Cesare, detto il Valentino, figlio di Alessandro VI, il quale a sua volta, ironia della sorte, fu tenuto prigioniero da Papa Giulio II in quella stessa stanza.

C'era dunque ben più di un motivo per indurre il nuovo pontefice a cambiare appartamento. Giulio II si trasferì al secondo piano, proprio sopra gli ex appartamenti Borgia, nel novembre del 1507, mentre i lavori di ristrutturazione erano ancora in corso, in un'area che, oltre a quelle che sarebbero divenute le Stanze di Raffaello, occupava la sala degli Svizzeri, la sala dei Chiaroscuri, la Cappella Niccolina e la Loggia.

I primi artisti incaricati di abbellire i nuovi ambienti erano in parte quelli che avevano partecipato alla decorazione della Cappella Sistina circa venti anni prima, a iniziare da Pietro Perugino (1448 - 1523) e Luca Signorelli (1445 - 1523) con qualche significativa aggiunta quale il Sodoma, Lorenzo Lotto e altre figure minori.

Dapprima fu chiesto loro di decorare i soffitti, ma ben presto i lavori si estesero anche alle pareti. Tutto sembrava procedere senza intoppi nel riassetto degli ambienti dell'antico palazzo di Niccolò V (1447-1455) come attestano i regolari pagamenti da giugno a ottobre del 1508, quando Donato Bramante (1444-1514), l'architetto che stava attendendo al progetto della nuova Basilica di San Pietro, suggerì a Giulio II di mettere alla prova un giovane artista suo conterraneo: Raffaello Sanzio da Urbino (1483-1520). Raffaello, che allora risiedeva a Firenze, fu invitato a Roma e da subito prese a lavorare a quello che era lo studio e la biblioteca del papa (oggi noto come Stanza della Segnatura) ossia del Tribunale sotto papa Leone X Medici, anche se i primi pagamenti risalgono solo al gennaio del 1509.

La prova di Raffaello risultò così soddisfacente che furono licenziati tutti i pittori che fino ad allora erano stati incaricati di affrescare gli appartamenti papali. Rimasero solo in parte i soffitti, ma tutta la decorazione fu affidata all'Urbinate e alla sua bottega che vi lavorò dal 1508 al 1524, lasciandoci in eredità uno dei massimi capolavori di tutto il Rinascimento non solo italiano, fonte di ispirazione per gli artisti di tutte le epoche.

LA STANZA DELLA SEGNATURA (1508 - 1511)

LA STANZA DI ELIODORO (1511-1514)

LE STANZE DELL'INCENDIO DI BORGO (1514-1517) E DI COSTANTINO (1517-1524)

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