LA TOMBA DELLE LEONESSE NELLA NECROPOLI DEI MONTEROZZI DI TARQUINIA

La Tomba delle Leonesse è situata nel settore nord della necropoli etrusca dei Monterozzi di Tarquinia. Fu scoperta nel 1874 durante gli scavi promossi dall'allora sindaco di Corneto-Tarquinia Luigi Dasti.

Si tratta di una piccola camera unica con soffitto a doppio spiovente e dromos di accesso a gradini, un tempo sormontata da un tumulo, oggi andato perduto.

Il soffitto displuviato è decorato da un motivo a scacchi rossi e bianchi, con trave centrale dipinta in rosso, poggiante su due mensoloni al centro dei frontoni. Le pareti sono articolate da sei colonne rosse provviste anche di capitello, che danno alla tomba l'aspetto di un padiglione aperto sul paesaggio circostante.

Sul frontone della parete di fondo sono dipinti due leopardi maculati affrontati l'uno contro l'altro (erroneamente classificati come leonesse nel XIX secolo, da cui il nome della tomba), con evidenti mammelle che ne sottolineano il genere.

Al centro della parete di fondo, sopra la nicchia contenente un tempo l'urna con le ceneri del defunto, osserviamo due suonatori che suonano a sinistra la cetra e a destra un doppio flauto, ai lati di un cratere centrale decorato a volute e ghirlande. Sul lato sinistro di questa scena è una danzatrice riccamente abbigliata secondo la moda greco-ionica dell'epoca, con stivaletti a punta (calcei repandi), tutulus (copricapo di lana morbida) e ampia tunica con mantello, mentre sul lato opposto una coppia di danzatori, un uomo e una donna, si esibisce in una danza sfrenata. L'uomo è nudo, mentre la donna è coperta soltanto da una sottilissima tunica che lascia intravedere l'incarnato chiaro.

Sulle pareti laterali sono raffigurati banchettanti sdraiati, che osservano divertiti le scene di danza. Le dimensioni notevolmente maggiori di queste figure rispetto a quelle dei suonatori e danzatori, lasciano intuire la differenza di rango: i banchettanti sono aristocratici, mentre danzatori e suonatori che allietano il simposio sono di condizione servile. Lungo lo zoccolo corre un fregio dipinto ad onde marine stilizzate, con delfini che si tuffano in mare ed uccelli in volo; un fregio a palmette e boccioli di loto completa l'apparato decorativo. La famiglia titolare del sepolcro è rimasta anonima dato che in epoca arcaica l'uso dell'epigrafia funeraria con l'indicazione dei nomi dei defunti è molto raro.

Datazione al 520-510 a.C.

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