VISITA GUIDATA INTERNA DI CASTEL SANT'ANGELO

APPUNTAMENTO: SABATO 24 NOVEMBRE 2018 H 10 ALL'INGRESSO DI CASTEL SANT'ANGELO IN LUNGOTEVERE CASTELLO N. 50.

DURATA: 1 H E 45'.

LA GUIDA E' RICONOSCIBILE IN LOCO DAL CARTELLO ROMA BELLA.

PRENOTAZIONE: OBBLIGATORIA VIA MAIL A: romabella@visite-guidate-roma.com, o chiamando il n. tel. 0661661527 (attivo tutti i giorni h 9-19).

Castel Sant'Angelo si trova sulla sponda destra del Tevere di fronte al Ponte Sant'Angelo, a breve distanza dal Vaticano, in quello che in epoca romana era noto come Ager Vaticanus, ricadente nella Regio XIV Trans Tiberim.

L'edificio corrisponde al monumento funebre dell'Imperatore Adriano che ne cominciò la costruzione nel 125 d.C., ispirandosi al precedente mausoleo di Augusto. Fu ultimato da Antonino Pio nel 139, un anno dopo la morte di Adriano. Il mausoleo era collegato al Campo Marzio attraverso il Pons Aelius (oggi Ponte Sant'Angelo), che prendeva il nome dal gentilizio di Adriano, appartenente agli Aelii Antonini.

Al di sopra del cubo di base rivestito in marmo e con portale monumentale di accesso in bronzo, era posto un corpo cilindrico del diametro di 64 metri, in peperino e conglomerato cementizio, tutto foderato di lastre di travertino. Il tamburo in conglomerato era sormontato da un tumulo di terra di riporto, ornato da cipressi e circondato da statue marmoree di cui restano frammenti distribuiti oggi tra il Castello stesso e i Musei Vaticani. Il tumulo era a sua volta sormontato da una quadriga in bronzo (andata perduta ma nota da raffigurazioni monetali) con l'imperatore Adriano, raffigurato come Dio Sole.

All'interno del corpo cilindrico, una rampa elicoidale lunga 125 metri e con una pendenza del 12%, rivestita in marmo e stucco e pavimentata a mosaico, collegava l'ingresso con la cella sepolcrale posta al centro del monumento. La cella accolse le spoglie dell'imperatore Adriano e di sua moglie Vibia Sabina, dell'imperatore Antonino Pio, di sua moglie Faustina maggiore e di tre dei loro figli, di Lucio Elio Cesare, di Commodo, dell'imperatore Marco Aurelio e di altri tre dei suoi figli, dell'imperatore Settimio Severo, di sua moglie Giulia Domna e dei loro figli e imperatori Geta e Caracalla.

La tomba imperiale assunse il nome di Castel sant'Angelo nel 590. Roma era in quell'anno colpita da una grave epidemia di peste. Per impetrare la guarigione della città, fu promossa una solenne processione penitenziale cui prese parte anche il Papa Gregorio Magno. Quando il corteo giunse nei pressi della Mole Adriana (così era chiamato l'edificio nel VI secolo), il papa ebbe la visione dell'arcangelo Michele che, in piedi in cima alla Mole Adriana, rinfoderava la sua spada. L'apparizione dell'arcangelo Michele fu vista come il segno di Dio che preannunciava la fine della pestilenza.

Da quel momento i cittadini iniziarono a chiamare Castel Sant'Angelo la Mole Adriana; a ricordo del miracolo, nel XIII secolo posero sulla cima del Castello un angelo che rinfodera la spada.

Agli inizi del V secolo l'imperatore d'Occidente Onorio inglobò la Mole Adriana nel circuito difensivo delle Mura Aureliane. Essa divenne pertanto un baluardo difensivo a difesa di Roma sulla riva destra del Tevere. Durante le guerre gotico-bizantine fu attaccato dai Goti i quali per meglio porre l'assedio costruirono un accampamento fortificato con cinta muraria in blocchi di tufo, che nei secoli successivi divenne il nucleo della cittadella vaticana chiamata Borgo, dal tedesco antico Burg = accampamento. Le truppe del generale Belisario asserragliate nella rocca per difendersi dai Goti fecero a pezzi le statue del coronamento ancora in piedi e le gettarono sugli assalitori.

Il controllo di questa posizione imprendibile fu oggetto di contesa di molte famiglie baronali romane nel Medioevo: nella prima metà del X secolo il castello fu scelto a roccaforte dal senatore Teofilatto e la sua famiglia, la figlia Marozia e il nipote Alberico, che vi ricavarono delle prigioni nei sotterranei.

Nella seconda metà del X secolo il castello passò in proprietà ai Crescenzi, dopo un secolo circa passò ai Pierleoni e quindi agli Orsini, (ai quali fu ceduto forse da papa Niccolò III Orsini), che lo ebbero in proprietà fino al 1365 quando lo donarono alla Chiesa.

A Niccolò III in particolare si deve l'intuizione di collegare il vicino Palazzo Apostolico Vaticano, giudicato poco sicuro in caso di attacco, alla rocca imprendibile del Castello, realizzando il celebre Corridore de Borgo o Passetto, la via di fuga sopraelevata e protetta riservata al Pontefice che collega ancora oggi il Vaticano alla fortezza. Il cammino di ronda così ottenuto fu fatto correre a 6 metri di altezza sulla cresta del muro perimetrale nord dell'antico accampamento dei Goti, reimpiegando in tal modo una struttura fino ad allora rimasta inutilizzata.

Dopo il periodo della Cattività Avignonese, Castel Sant'Angelo lega definitivamente il suo destino a quello dei papi. Per la indiscussa sicurezza delle sue mura, i pontefici lo impiegheranno come rifugio in caso di pericolo, come sede del Tesoro Vaticano (la cui sala è ancora oggi visibile, con gli antichi forzieri ancora in situ), come sede di rappresentanza, per la amministrazione della giustizia e come carcere.

Alla fine del 1400 Papa Alessandro VI Borgia incaricò l'architetto Antonio da Sangallo il Vecchio di eseguire nuovi lavori di fortificazione, in seguito ai quali il castello assunse il carattere di vera e propria roccaforte militare. Furono eretti 4 bastioni angolari dedicati ai Santi Evangelisti, e attorno alle mura di collegamento tra i 4 bastioni fu scavato un fossato riempito con le acque del Tevere.

Alessandro VI nel corso del suo pontificato (1492 - 1503) trasformò il castello in una elegantissima reggia dove riceveva ospiti, organizzava banchetti, feste e spettacoli teatrali. Di questa epoca di lusso e sfarzosità però quasi nulla rimane oggi, in quanto Urbano VIII nel 1628 demolì tutto per far posto a nuove fortificazioni.

Le opere difensive di Alessandro VI consentirono a Papa Clemente VII Medici di resistere per sette mesi all'assedio delle truppe dei Lanzichenecchi di Carlo V, che il 6 maggio 1527 diedero inizio al sacco di Roma.

L'evento traumatico del 1527 dimostrò l'utilità del Castello. I Papi avviarono lavori di ampliamento degli interni e vi realizzarono una vera e propria residenza ufficiale.

Nel 1542 Paolo III Farnese fece ristrutturare il castello dagli architetti Raffaello Sinibaldi da Montelupo e Antonio da Sangallo il Giovane. Le decorazioni delle stanze dell'Apollo, della Biblioteca e della grande Sala Paolina furono affidate a Perin del Vaga e a Luzio Luzi da Todi, con la collaborazione anche di Livio Agresti.

Tra il 1667 e il 1669 Clemente IX fece disporre dieci angeli in marmo portatori delle insegne della Passione di Cristo sul Ponte Elio, scolpiti da Gian Lorenzo Bernini e dai suoi allievi: da allora anche il ponte viene chiamato Sant'Angelo.

Nel XIX secolo il castello fu impiegato esclusivamente come carcere politico e sede per le esecuzioni capitali, e venne chiamato Forte Sant'Angelo. Oggi è sede del Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo.

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