MURO DI ROMOLO, VIA SACRA, CASA DELLE VESTALI E TEMPIO DI VESTA

MURO DI ROMOLO

Scendendo dall'arco di Tito in direzione del Foro, sulla via Sacra, lungo il lato sinistro sono visibili, coperti da una tettoia, i resti di un'abitazione privata tardo-repubblicana. Gli scavi sembrano aver dimostrato che nell'avvallamento tra Palatino e Velia scorreva in antico un torrente; intorno alla metà dell'VIII secolo a.C. in questa area fu costruito quello che alcuni archeologi definiscono "il muro di Romolo", perché la sua costruzione corrisponde alla datazione tradizionale della fondazione della città. Nell'area si è riconosciuta una prima fase, databile tra il 750 ed il 700 a.C., nella quale sarebbe stato edificato il primo muro di fortificazione del Palatino, costruito con una serie di massi di tufo rosso, con sopra terra mista a pietrame e dotato di un varco e di una camera di guardia.

In una seconda fase, compresa tra il 700 ed il 580 a.C., il primo muro sarebbe stato completamente ricoperto dalla colmata di un nuovo e più grande muro, che doveva avere la stessa funzione difensiva di quello precedente, anche se presentava caratteristiche costruttive completamente diverse e non aveva fondazioni. Con nel caso della prima fase, vi si rinvenne una sepoltura, forse di tipo rituale (un sacrificio umano), connessa con la costruzione della fortificazione.

Nella terza fase (580 - 550 a.C.) le strutture precedenti sarebbero state coperte da una colmata sulla quale si costruirono nuove mura in opera quadrata di tufo, delle quali si conservano due soli filari di blocchi disposti di testa.

Una quarta fase ascrivibile al 580 - 530 a.C. vede l'addossamento di una colmata al muro della terza fase e una sorta di raddoppiamento dello stesso. Infine, negli anni intorno al 530 la fortificazione sarebbe stata completamente obliterata da un grande riempimento che costituì il piano su cui furono costruite grandi domus aristocratiche. La teoria del muro di Romolo ha creato molte perplessità a causa della esiguità dei resti e della anomalia di una posizione a fondovalle, quindi non valida strategicamente, da qui l'ipotesi che queste mura avessero solo un carattere "rituale" e non di effettiva difesa, fossero cioè il Pomerium di Romolo, una sorta di confine giuridico - sacrale della prima Roma del Palatino.

Le grandi case aristocratiche arcaiche vissero invece fino alla fine della Media Repubblica. Verso Ovest vi sono i resti di una ulteriore domus, con affaccio sulla Via Sacra, caratterizzata da un doppio atrio ed un piccolo giardino, che potrebbe essere identificata con la domus di L. Licinio Crasso.

VIA SACRA

La via Sacra costituì un asse di enorme importanza nello sviluppo urbanistico del centro di Roma antica, oltre ad essere lo scenario privilegiato di tanti accadimenti fondamentali per la sua storia nel corso dei secoli. Già Varrone e Festo parlano della strada e dell'origine del suo nome; per il primo è legato alle processioni sacre che vi si svolgevano, per il secondo è legato al patto di alleanza tra Romolo e Tito Tazio qui sancito.

Il percorso tradizionale è considerato quello che, dal Campidoglio, attraverso il foro, saliva la pendenza della Velia fino all'arco di Tito, scendendo dietro fino al Colosseo da cui poi raggiungeva il quartiere delle Carinae. Esistono poi delle varianti che riguardano il percorso nel foro romano, passando davanti alla basilica Giulia o all'Emilia, dopo aver girato a sinistra tra il tempio di Vesta o la Regia. Recenti scavi nel foro hanno dimostrato che questa viabilità è sempre esistita e sin da epoca arcaica sulla via Sacra si affacciavano abitazioni e negozi.

Il tracciato, piuttosto tortuoso fino all'inizio dell'età imperiale, fu regolarizzato dopo l'incendio del 64 d.C. da Nerone, che costruì una ampia e rettilinea strada porticata, la porticus triplex miliarensis di cui parla Svetonio e che fu inglobata nel vestibolo della domus aurea. Resti di questa sistemazione sono tutt'oggi riconoscibili salendo sulla via Sacra, nelle poderose fondazioni in selce e travertino che si elevano in alcuni punti dal basolato attuale. Il livello della strada salì di parecchi metri nel corso dei secoli a causa di demolizioni, accumuli di detriti e successive ricostruzioni.

Dopo un oblio di secoli la strada tornò alla luce con gli scavi che portarono anche alla riscoperta di parte del foro romano, nel 1877, 1880, 1882, 1900, nella zona compresa tra il tempio di Antonino e Faustina e l'arco di Tito.

CASA DELLE VESTALI E TEMPIO DI VESTA

Date le caratteristiche particolari di purezza e nobiltà del suo culto, la dea Vesta richiedeva un sacerdozio femminile, che durava 30 anni, di sei donne vergini scelte tra i sei e i dieci anni di età tra le più antiche e nobili famiglie romane, dal Pontifex Maximus loro tutore. La decana dell'ordine era la Virgo Vestalis Maxima. Le Vestali godevano di una posizione di assoluto privilegio, potevano addirittura graziare un condannato a morte, ma se venivano meno al voto di castità erano per punizione sepolte vive. Il culto di Vesta ebbe vita lunghissima, dalla origine di Roma fino al 384 d.C., quando per effetto dell'editto di Tessalonica di Teodosio il culto fu abolito e il tempio di Vesta fu chiuso.

La casa delle Vestali immediatamente a sud della via sacra e della Regia appare ampia, con spazioso atrio porticato, che nella fase attuale ripropone la sistemazione posteriore all'incendio di Nerone. La casa di età repubblicana aveva invece un orientamento diverso, seguiva i punti cardinali ed era in asse con il tempio di Vesta e il lato sud della Regia. L'insediamento in questa area del culto di Vesta deve essere iniziato nel corso del VII secolo a.C. in relazione con lo sviluppo della vicina Regia.

Al centro del vasto atrio delle Vestali vi sono tre fontane, delle quali la centrale è la più grande ed antica. La casa nonostante la sua ariosità e vastità doveva essere abbastanza buia ed umida, soprattutto nel lato sud sovrastato dal colle Palatino; presenta su questo lato un insieme di ambienti nei quali si possono riconoscere dei balnea con sistema di riscaldamento esteso anche ad altre camere e poi una cucina, un lararium ed un triclinium. Sul lato corto orientale un ambiente più grande degli altri sembrerebbe una specie di tablinum, affiancato da tre stanze.

L'Aedes Vestae (tempio di Vesta) visibile immediatamente accanto alla casa era a pianta circolare, come una antica capanna, con un foro al centro per il tiraggio del fuoco sacro alla dea e una transenna metallica per separare l'area sacra dall'esterno. A causa della presenza del fuoco che vi ardeva perennemente, l'edificio bruciò e fu ricostruito molte volte, almeno sette: dalla primitiva capanna di frasche e argilla si passò all'edificio rotondo con trabeazione lignea e terrecotte architettoniche di rivestimento, poi ad uno di legno e pietra, a quello di tufo e travertino di epoca tardo repubblicana fino a quello in marmo dell'epoca di Augusto, per arrivare all'ultima versione che è quella ricostruita da Giulia Domna, moglie di Settimio Severo, dopo l'incendio del 191 d.C.

Nel tempio come detto era custodito il fuoco che simboleggiava la vita stessa della città e non doveva mai spegnersi, per questa ragione le sacerdotesse addette al culto di Vesta abitavano vicino al tempio.

Vesta rappresentava e proteggeva la donna all'interno della famiglia, ma il suo culto aveva anche una forte valenza politico-istituzionale, poiché insieme ai Penati era la protettrice di Roma contro i suoi nemici. Nel luogo più nascosto del tempio si custodiva il Palladio, ovvero il simulacro di Athena portato da Ilio da Enea, simbolo dell'origine divina della stirpe romana.

Accanto al corpo cilindrico, molto lacunoso, del tempio, si vede una edicola in ordine ionico contenente la base di una statua. Si data in epoca adrianea ed è verosimile contenesse la statua di Vesta, che non era ospitata nel tempio ma all'esterno di esso. L'iscrizione sull'architrave ci informa che essa fu costruita con denaro pubblico e per volontà del Senato e del Popolo Romano.