IL PARCO DEGLI ACQUEDOTTI DI ROMA ANTICA - VISITA GUIDATA CON ARCHEOLOGO

APPUNTAMENTO: DOMENICA 9 DICEMBRE 2018 H 11 ALLA FERMATA METRO A SUBAUGUSTA.

DURATA: 1 H E 45'.

LA GUIDA E' RICONOSCIBILE IN LOCO DAL CARTELLO ROMA BELLA.

PRENOTAZIONE: OBBLIGATORIA INVIANDO una mail a romabella@visite-guidate-roma.com, oppure chiamando il n. tel. 0661661527 (attivo tutti i giorni h 9-19).

Riferisce lo storico ed esperto degli acquedotti (curator aquarum) Sesto Giulio Frontino, nella sua opera a noi giunta integra De aquis urbis Romae, che "nei 441 anni che seguirono la fondazione di Roma, i Romani dovettero adattarsi ad usare le acque prese dal Tevere, dai pozzi e dalle sorgenti", che tuttavia nel 312 a.C., non bastavano più a soddisfare le necessità di una città che si avviava verso uno sviluppo urbanistico e demografico velocissimo.

La costruzione degli acquedotti fu talmente impegnativa ed importante per la città di Roma, che lo storico greco Dionigi di Alicarnasso, ammirato per tanta capacità organizzativa ed ingegneristica, poteva a buon diritto affermare: "Mi sembra che la grandezza dell'impero romano si riveli mirabilmente in tre cose: gli acquedotti, le strade, le fognature.

Gli undici acquedotti romani furono costruiti a partire dal dal 312 a.C. (il primo fu l'Aqua Appia), fino al 229 d.C. Essi furono in grado di garantire all'Urbe una disponibilità d'acqua pro capite doppia rispetto a quella odierna, distribuita tra le ricche domus patrizie che avevano il privilegio di avere acqua corrente all'interno, le innumerevoli fontane pubbliche, le terme pubbliche, le vasche di allevamento dei pesci, i bacini artificiali utilizzati per gli spettacoli come le naumachie e i laghi artificiali a scopo ornamentale.

La distribuzione dell'acqua, la manutenzione delle condutture sopra e sotto terra ed il controllo dei prelievi pubblici e privati furono assegnati, per i primi 2 secoli e mezzo, alla cura piuttosto improvvisata di imprenditori privati, oppure a magistrati che avevano però altre mansioni principali e a margine si occupavano degli acquedotti. Solo all'epoca di Ottaviano Augusto intorno al 27 a.C., venne istituito un apposito ufficio, poi perfezionato e potenziato, che gestiva la distribuzione ai cittadini e di conseguenza anche la manutenzione di tutti gli acquedotti.

Gli 11 acquedotti furono in funzione ininterrottamente fino al VI secolo d.C. Durante le guerre gotico-bizantine gli Ostrogoti di Vitige, assediando Roma nel 537, per lasciare a secco la città tagliarono tutti gli acquedotti tranne uno, l'Aqua Virgo, che essendo completamente sotterraneo nel tratto extraurbano (in alcuni punti corre infatti a 40 metri di profondità), non poteva essere tagliato.

Dopo il VI secolo alcuni di essi furono rimessi parzialmente in funzione, ma dal IX secolo in poi non esistendo più alcun ufficio o autorità centralizzata che potesse prendere in carico la cura dell'approvvigionamento idrico, ed essendo anche molto diminuita la popolazione urbana, i Romani tornarono a prendere l'acqua dal Tevere, dai pozzi e dalle sorgenti.

Nell'escursione al Parco degli Acquedotti di Roma tra l'Appia e la Tuscolana, una romantica distesa di imponenti rovine immerse nel verde, avremo modo di esaminare dettagliatamente alcuni dei più importanti acquedotti:

AQUA CLAUDIA E ANIO NOVUS, con spechi sovrapposti su arcate in blocchi di peperino a bugnato rustico, iniziati da Caligola nel 38 e completati da Claudio nel 52 d.C., entrambi terminanti a Porta Maggiore.

AQUA MARCIA, TEPULA E IULIA, rispettivamente del 144 a.C., 125 a.C. e 33 a.C., anche questi ad arcate sovrapposte in blocchi di tufo, cappellaccio e peperino.

Nel corso della passeggiata faremo tappa al Casale di Roma Vecchia, antica roccaforte del XIII secolo utilizzata nel Medioevo per riscuotere il dazio da chi entrava a Roma percorrendo la Via Latina, di cui si ammira per un tratto il magnifico basolato ancora intatto. Seguendo il percorso della Marrana dell'Acqua Mariana, fosso artificiale all'aperto costruito da Papa Callisto II nel 1122 per rifornire di acqua potabile una città ormai ridotta a poco più di un villaggio, dopo aver superato la chiesa di San Policarpo (costruita tra il 1964 ed il 1967, su progetto di Giuseppe Nicolosi) termineremo con la illustrazione della Villa delle Vignacce, una Villa Rustica con annessa fabbrica di tegole e laterizi, cisterne e terme private, appartenuta a Quinto Servilio Pudente, senatore romano console nel 166 d.C., proconsole d'Africa nel 180 d.C.