CAPOLAVORI DEL BAROCCO A ROMA: LA CHIESA DI SAN CARLINO ALLE QUATTRO FONTANE

APPUNTAMENTO: VENERDI 10 APRILE 2020 H 16 ALL'INGRESSO IN VIA DEL QUIRINALE 23. DURATA: 1 H. LA GUIDA E' RICONOSCIBILE IN LOCO DAL CARTELLO ROMA BELLA.

PRENOTAZIONE: OBBLIGATORIA VIA MAIL A: inforomabella@virgilio.it, o chiamando i n. tel. 0697858194; 0661661527. Visita guidata gratuita.

La chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane, retta dai Padri Trinitari Spagnoli, è stata progettata da Francesco Borromini; è uno dei massimi capolavori dell'architettura barocca.

E' dedicata a San Carlo Borromeo, ma è soprannominata affettuosamente San Carlino dai romani, per le piccole dimensioni, si pensi che la sua superficie è pari a quella di uno dei quattro pilastri della cupola della basilica di San Pietro in Vaticano.

La chiesa, il chiostro e l'annesso convento furono costruiti tra il 1634 e il 1644 da Francesco Borromini, giunto a Roma nel 1620 dal Canton Ticino. I Padri Trinitari richiesero un nuovo convento con una chiesa, al posto di un preesistente, vetusto oratorio. Il complesso fu finanziato da Francesco Barberini, cardinal nipote di Papa Urbano VIII, il cui palazzo poco distante era stato da poco completato dal Maderno, in collaborazione con lo stesso Borromini.

Sono rimasti numerosi progetti originali per la chiesa di San Carlino, che l'architetto aveva redatto per trovare il compromesso migliore tra due importanti condizioni: il poco denaro a disposizione per i lavori, ed il migliore sfruttamento dello scarso spazio utilizzabile. Grazie al genio di Borromini, che seppe creare un risultato elegante ed originale al tempo stesso, San Carlino si può annoverare tra i massimi capolavori del Barocco. La chiesa impiega materiali economici, quali intonaci e stucchi al posto dei marmi pregiati, conformemente alla regola di semplicità e povertà dei Trinitari, e alla poetica borrominiana che ai materiali ricchi preferiva materie umili da nobilitare tramite l'artificio tecnico.

Con grande dolcezza nelle linee, il ticinese riesce a dare sia nella chiesa che nel minuscolo chiostro un senso di accoglienza, evitando la sensazione di claustrofobia che poteva derivare dalle piccole dimensioni degli ambienti. Si ha l'impressione, entrando, di essere in una culla con sopra una coperta tonda trapuntata a mano. Una sensazione di pace, di equilibrio armonico naturale. Non c'è solo la ben nota, geniale bravura architettonica, ma il sentimento, la poesia che Borromini possedeva: grande architetto, si, ma anche grande poeta.