LE TERME DI NETTUNO

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Le terme di Nettuno si aprono lungo il Decumanus Maximus, all'interno di una zona della città rimasta libera da costruzioni private e riservata ad uso pubblico. Sotto Domiziano l'area fu ampiamente ristrutturata, con una uniforme elevazione del piano stradale e la costruzione della rete fognaria. Contestualmente fu eretto un grande complesso termale ad uso pubblico, con palestra adiacente (gymnasium) e con una ricca decorazione musiva di cui restano numerose vestigia.

La ricostruzione da parte dell'imperatore Adriano è testimoniata da un'epigrafe che ricorda la spesa di due milioni di sesterzi, a cui si aggiunse il contributo di Antonino Pio per portare a termine l'opera e inaugurarla nel 139 d.C.

Sotto Marco Aurelio le terme subirono estesi danni a causa di un incendio e furono restaurate da Publio Lucilio Gamala; altre modifiche furono apportate alla fine del III e nel IV secolo.

Nel V secolo la palestra doveva essere ormai in disuso e alcune colonne furono riutilizzate in edifici vicini. Nel VI-VII secolo d.C. l'area delle terme accolse delle povere sepolture.

L'ingresso principale si trova sul lato est lungo la via dei Vigiles, è fiancheggiato da una latrina e da un ampio spogliatoio ornato da uno splendido mosaico bicromo con il tema di Nettuno, dio del mare, circondato dal suo corteo di Tritoni, Nereidi, putti e mostri marini. Ingressi secondari si aprivano direttamente sul gymnasium da via della Fontana (ovest) e da via della Palestra (nord).

Il frigidarium era dotato di una piscina sul lato est, rivestita in marmo all'interno e articolata con tre nicchie e con fronte a due colonne monolitiche in granito. Seguivano due tepidaria e un laconicum (bagno turco) da cui si accedeva al calidarium sul lato nord. Nel IV secolo il calidarium originario cadde in disuso e il laconicum ne assunse la funzione, con due vasche rettangolari ai lati, rivestite da marmi colorati. Il calidarium più antico era fiancheggiato da due "praefurnia", gli ambienti contenenti i forni per il riscaldamento dell'acqua all'interno di caldaie in bronzo chiamate "testudines" in quanto avevano la forma bombata del carapace della tartaruga.

L'ampia palestra nel settore ovest era circondata su tre lati da un portico colonnato, con fusti in marmo portasanta e con capitelli ionici e corinzi. Sui lati sud ed ovest del portico si aprivano gli ambienti di servizio. Una antica cisterna, esistente prima della costruzione delle terme e abbandonata dopo la realizzazione della rete idrica, è ancora visibile sotto il lato nord della palestra; era suddivisa in sei scompartimenti coperti a volta e rivestiti di cocciopesto impermeabilizzante.

Sui lati sud ed ovest i piani superiori dovevano ospitare terrazze frequentate dal pubblico delle terme, che poteva usufruirne in modo totalmente libero, in quanto gli impianti termali rientravano nel vasto sistema di erogazione da parte del fisco imperiale di servizi gratuiti quali spettacoli teatrali, lotte gladiatorie, distribuzione di farina, grano e pane alla plebe urbana (frumentationes).