TEMPIO DI ANTONINO PIO E FAUSTINA, SEPOLCRETO MEDIEVALE, TEMPIO DEL DIVO ROMOLO

TEMPIO DI ANTONINO PIO E FAUSTINA

Il primo imponente monumento che si incontra sulla sinistra, entrando nel foro da Largo della Salara Vecchia, è il Tempio di Antonino e Faustina, costruito in onore di Faustina moglie di Antonino Pio, morta nel 140 d.C.

Quattro anni dopo la dedica del tempio vi fu collocata la statua dell'imperatore per volere di una corporazione di artigiani, poi nel 161 d.C., alla morte dell'imperatore, il Senato decretò che l'edificio fosse dedicato anche a lui, ormai divinizzato.

Per questo sull'architrave la dedica "Divae Faustinae ex S(enato) C(onsulto)", fu preceduta dall'iscrizione "Divo Antonino et". Altre notizie sull'edificio si hanno in occasione di numerose dediche di statue del II-III secolo d.C. Nel VII-VIII secolo si impiantò all'interno del Tempio la chiesa di San Lorenzo in Miranda, collegata al monastero di San Lorenzo. Nel 1429 la chiesa di San Lorenzo venne destinata da Martino V all'Università degli Speziali perché vi fondasse un ospedale. Nel 1536, in occasione della visita a Roma di Carlo V, il pronao venne liberato dalle cappelle della chiesa che l'occupavano. Alcuni anni dopo, nel foro venne compiuta una serie di scavi che misero in luce la scalinata del Tempio, ma portarono anche alla spoliazione del rivestimento marmoreo sui lati: di esso resta ricordo solo nei disegni di Pirro Ligorio e di Andrea Palladio. Nel 1602 a causa dell'innalzamento del piano di calpestio, la chiesa venne ricostruita ad una quota più alta del pavimento della cella. Nell'area dell'edificio furono compiuti scavi nel 1810, 1876, 1885, 1899.

Collocato su un alto podio, al quale si accedeva da una scalinata monumentale con un altare al centro, il tempio di Antonino e Faustina conserva ancora nella facciata sei colonne di marmo cipollino alte 17 metri e capitelli corinzi di marmo di Carrara. L'ordine architettonico è un bel corinzio, con le colonne sormontate da un architrave riccamente scolpito con grifi, girali di acanto e candelabri, ancora molto ben conservato sui lati.

Il podio e la cella in opera quadrata di peperino, dovevano originariamente essere rivestiti di marmo, che fu sistematicamente asportato, come si è già detto, nei rovinosi scavi della metà del Cinquecento. I profondi solchi visibili sul sommoscapo delle colonne sono forse attribuibili all'impianto di un portico della chiesa, quando in essa si stabilì l'ordine dei Farmacisti, e non vi si devono assolutamente riconoscere come ancora erroneamente si ripete le tracce delle funi adoperate per abbattere le colonne. Sulle stesse sono graffite alcune figure e una veduta del foro di età imperiale. Al centro del pronao è stata collocata la parte inferiore di una statua rinvenuta nelle vicinanze e sicuramente riconoscibile come l'immagine di Faustina, la cui effigie colossale doveva essere posta all'interno della cella, affiancata successivamente da quella del marito. Alcune monete del periodo testimoniano che la scalinata era limitata sui lati da due avancorpi, dove erano collocate delle statue, e che l'altare in laterizio al centro della gradinata era rivestito di marmo.

SEPOLCRETO ARCAICO

Immediatamente ad est del podio del tempio di Antonino Pio e Faustina è visibile un'area occupata da aiuole di diversa forma e grandezza che riproducono la planimetria delle tombe di un sepolcreto scavato nel 1901-1902. Si tratta di 40 tombe di due tipologie: a incinerazione, sicuramente le più antiche, con le urne cinerarie a forma di capanna racchiuse in un dolio o in un pozzetto; a inumazione, le più recenti, con sepolture infantili e con il defunto dentro una semplice cassa di tufo o di legno scavata dentro un tronco d'albero. La datazione del sepolcreto spazia dal IX agli inizi del VI secolo a.C. Esso deve essere sicuramente posto in relazione con gli antichi abitati esistenti sulle colline intorno alla valle del foro, che già a partire dal IX secolo a.C. si erano sviluppati in modo esteso.

L'uso del sepolcreto cessa nel VI secolo a.C., in concomitanza con l'apertura della grande necropoli dell'Esquilino.

Al momento del ritrovamento le tombe presentavano la suppellettile funebre intatta, e la scoperta fu senz'altro una delle più eclatanti di quegli anni.

TEMPIO DEL DIVO ROMOLO

Salendo lungo la via Sacra in direzione dell'arco di Tito, sulla sinistra si incontra un edificio a pianta circolare noto come tempio del Divo Romolo, dedicato al giovane figlio dell'imperatore Massenzio morto annegato nel Tevere nel 309 d.C. Il riconoscimento dell'edifico come quello dedicato dall'imperatore Massenzio al figlio bambino, si basa su alcune monete di quel periodo con l'immagine del tempio rotondo. Esso costituì una sorta di cerniera architettonica tra la via Sacra e il retrostante Forum Pacis vespasianeo. Nel VI secolo d.C. divenne il vestibolo della chiesa dei Santi Cosma e Damiano; nel VII secolo ebbe un restauro della copertura e furono aggiunte alcune decorazioni; nell'VIII secolo il pavimento subì un innalzamento.

Papa Adriano I, alla fine dell'VIII secolo, usò parte dell'edificio come diaconia per la distribuzione di cibo ed elemosine ai poveri. La chiesa cadde in oblìo nell'XI secolo, quando tutto il foro romano fu abbandonato. La riscoperta del tempio del Divo Romolo si deve agli scavi effettuati intorno al 1880, quando fu portato alla luce il livello del IV secolo d.C. della Via Sacra e fu riportato alla quota originaria il portale bronzeo di accesso al tempio. Il portale è senz'altro l'elemento più interessante dell'edificio poiché è un originale del IV secolo, insieme alla sua cornice marmorea, ed uno dei pochissimi esemplari giunti intatti dall'epoca romana (gli altri due esistenti a Roma sono il portale del Pantheon e quello della Curia, collocato nel portico della Cattedrale di San Giovanni in Laterano).

Il tempio del Divo Romolo si presenta con la porta di ingresso bel più alta del livello attuale della Via Sacra che come accennato non è in fase con l'edificio, lasciando scoperte le fondazioni e due canalette di scolo delle acque, oltre ad una povera sepoltura medievale delimitata da mattoni bipedali di 60 cm. di lato (bi-pedales = 2 piedi romani).

Nello stretto spazio tra il lato est del tempio e l'angolo sud-ovest della vicina basilica di Costantino e Massenzio è visibile la pavimentazione di una strada (vicus ad Carinas) che metteva in comunicazione la via Sacra con il quartiere detto delle Carinae, posto all'incirca nella zona della attuale via Cavour.

PORTICO MEDIEVALE DELLA VIA SACRA

Salendo ancora lungo la via Sacra si incontra un portico la cui quota di spiccato appare notevolmente più alta rispetto alla strada. L'edificio fu infatti costruito nel Medioevo e nelle sue fondazioni sono visibili alcuni basoli pertinenti al livello tardo della via, più alto di circa 1,80 mt. All'interno del portico medievale sono stati compiuti saggi di scavo che, pur se in uno spazio limitato, hanno fornito interessanti dati sulla situazione dell'area precedente alla costruzione del portico. Infatti, è stata rinvenuta parte dei marciapiedi (crepidines) della via Sacra e numerosi frammenti di intonaco relativi ad un affresco di primo stile pompeiano, raramente testimoniato a Roma, che doveva decorare una ricca casa repubblicana sita nelle vicinanze.