ROMA BY NIGHT: PASSEGGIATA NOTTURNA DA PONTE SISTO A LARGO DI TORRE ARGENTINA

APPUNTAMENTO: SABATO 8 DICEMBRE 2018 H 20,30 A PIAZZA TRILUSSA PRESSO LA FONTANA AL CENTRO DELLA PIAZZA.

DURATA: 1 H E 30'.

LA GUIDA E' RICONOSCIBILE DAL CARTELLO ROMA BELLA.

PRENOTAZIONE: OBBLIGATORIA VIA MAIL A: romabella@visite-guidate-roma.com, o chiamando il n. tel. 0661661527 (attivo tutti i giorni h 9-19).

L'inizio di questo nuovo percorso serale è Ponte Sisto, di fronte a Piazza Trilussa, chiamato così perché voluto da Sisto IV in occasione del Giubileo del 1475 per agevolare il flusso dei pellegrini.

Si provvide in sostanza al rifacimento dell'antico Ponte di Agrippa ormai in disuso; il ponte ebbe poi diversi nomi nel corso dei secoli: Antonino, Aurelio, Gianicolense, Valentiniano, Rotto, in Onda. Si racconta che quando era ancora cardinale (si chiamava Francesco della Rovere) il futuro Papa Sisto promise a sé stesso che, se fosse divenuto pontefice, avrebbe fatto ricostruire il ponte diroccato di fronte al convento di San Salvatore in Onda dove abitava, giacché gli risultava scomodo arrivare fino a ponte Sant'Angelo per recarsi in Vaticano. E così fu: i lavori furono probabilmente affidati a Baccio Pontelli, e furono finanziati anche grazie al denaro reperito dalle immancabili gabelle imposte alle cortigiane di Roma: quelle "honeste" ovvero di maggior costo e "rango" elevato, e quelle "alla candela", di basse pretese, che misuravano il tempo della loro prestazione proprio con una candela!

Qui a Ponte Sisto, secondo la leggenda, si inabissa nel Tevere inseguita da una torma di diavoli e di streghe la carrozza fantasma di Olimpia Maidalchini Pamphili cognata di papa Innocenzo X, trainata da 6 cavalli neri senza testa dal cui collo reciso sprizzano lingue di fuoco! Donna di avidità ed ambizione sfrenate, si era meritata dai romani l'appellativo di "Pimpaccia di Piazza Navona" visto che la sua ricca dimora era proprio lì, di fronte alla fontana dei quattro fiumi.

Attraversiamo Ponte Sisto e ci dirigiamo verso via di San Paolo alla Regola, così chiamata perché, secondo la tradizione cristiana, qui visse la sua prigionia romana, guadagnandosi da vivere cucendo vele e reti da pesca, San Paolo, prima di subire il martirio. L'umile abitazione di san Paolo è stata poi occupata da un oratorio a lui dedicato ed infine dalla chiesa che da lui prende il nome.

Passiamo dietro il Ministero di Grazia e Giustizia dove si trova la chiesa di Santa Maria in Monticelli ed un complesso di edifici medievali, erroneamente noti come "case romane di san Paolo", per attraversare Piazza Cairoli, via Arenula, ed arrivare fino a Largo di Torre Argentina.

Il nome della piazza si riferisce alla Torre Argentina, così chiamata da Johannes Burckardt (1445 circa - 1506, nome italianizzato Burcardo), che dal 1483 fu maestro di cerimonie di ben cinque papi (Sisto IV, Innocenzo VIII, Alessandro VI Borgia, Pio III e Giulio II). L'alto prelato, che era nato a Strasburgo (Argentoratum in latino) e perciò amava firmarsi Argentinus, aveva comprato un terreno nella zona, sui ruderi del Teatro di Pompeo, e, eliminate le preesistenze medioevali, vi aveva fatto erigere il proprio palazzo, chiamato appunto Casa del Burcardo, in via del Sudario n. 44.

La torre che sorge nel Largo di Torre Argentina è la Torre del Papito o Papitto, una torre di epoca medievale, che però non ha niente a che vedere con la "Torre Argentina".

Il complesso archeologico noto come "area sacra" al centro della piazza venne scoperto durante lavori edilizi del 1926 e scavato fino al 1928, con successivi e sporadici interventi fino almeno agli anni settanta. Nella zona sono stati ritrovati i resti di quattro templi, che rappresentano il complesso più importante di edifici sacri d'età repubblicana media e tarda. La stratigrafia del sito è molto complicata, con più fasi sovrapposte, tutte databili con relativa precisione.

La zona è stata identificata grazie alla presenza della Porticus Minucia Vetus, edificata nel 106 a.C. da Marco Minucio Rufo per il trionfo sugli Scordisci. La porticus è riconoscibile nei colonnati sul lato nord ed est della piazza, che non vennero mai rifatti in epoca imperiale. Il suo pavimento in tufo è posteriore ai templi A, C e D, ma anteriore al tempio B, per cui da questa data è stato possibile ricostruire le vicende della zona.

I resti dei quattro templi sono designati con le lettere A, B, C e D (da quello più a nord a quello più a sud) in quanto non è determinato con certezza a chi fossero dedicati, e sorgono davanti ad una strada pavimentata, ricostruita in epoca imperiale dopo l'incendio dell'80, poco dopo l'ampliamento anche della Porticus Minucia (Frumentaria), che arrivò a inglobare tutta l'area.

Il teatro Argentina, uno dei più antichi teatri della città, venne inaugurato il 31 gennaio dell'anno 1732 con la rappresentazione dell'opera Berenice composta da Domenico Sarro. Il teatro era costruito originariamente tutto in legno ad esclusione solo delle mura e delle scale in muratura; la sala fu progettata con la forma a ferro di cavallo, per soddisfare al meglio le necessità acustiche e visive. La platea, pavimentata con tavole di legno, era completata da quaranta file di banchi, mentre i 176 palchi erano disposti in sei ordini. Il Teatro Argentina, secondo le testimonianze riportate dai visitatori stranieri del XVIII secolo, era considerato il più importante tra quelli romani. L'Argentina è celebre per aver ospitato la prima rappresentazione, il 20 febbraio 1816, de Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini con Manuel García (padre). Se la première si rivelò un fiasco, le repliche successive diedero finalmente il via al successo intramontabile dell'opera.