IL GRANDIOSO INTERNO DELLA BASILICA DI SAN PIETRO IN VATICANO

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La basilica di San Pietro è la più grande chiesa oggi esistente. Tale primato è indicato lungo l'asse longitudinale della navata centrale, con iscrizioni in caratteri di bronzo che riportano le lunghezze interne di alcuni dei più importanti Templi della Cristianità. Le misure sono espresse in metri ed in palmi romani, ovvero 1/10 di canna architettonica, pari a cm. 22,34.

La basilica si estende su una superficie coperta di mq 20.139. La lunghezza totale interna, atrio escluso, è di m 186,30. Il transetto misura m 137,85. La larghezza delle 3 navate è di m 58. La navata centrale presenta due diverse misure: all'ingresso è larga m 25,70, in prossimità del transetto è larga m 23. Misura 98 metri di lunghezza ed è alta sino al culmine della volta m. 45,50, sorretta da pilastri alti m. 25. Le navate laterali, larghe m 10,20, hanno arcate alte m 23,50. La cupola, del diametro interno di m 41,50 ed esterno di m 58,90, è sorretta da archi alti m 44,80 e larghi m 23, con un'altezza dal pavimento alla lanterna di m 117,57 e fino alla croce di m 133,30. La circonferenza del cornicione interno è di m 593 e l'esterno di m 1.778.

Oltrepassata la Porta dei Sacramenti, attuale ingresso alla basilica, si entra nella navata centrale, il prolungamento della struttura basilicale compiuto da Carlo Maderno a partire dal 1609. L'intervento dell'architetto ticinese comprese la realizzazione di tre campate della navata centrale e l'intera costruzione delle due navate laterali più piccole sulle quali si aprono, a destra, le cappelle della Pietà, di San Sebastiano, del SS.Sacramento, ed a sinistra quelle del Battesimo, della Presentazione e del Coro. La parte ideata da Maderno si innesta nella precedente architettura all'altezza della statua bronzea di San Pietro, formando un insieme unitario con il nucleo michelangiolesco, costituito dal grande ottagono centrale con i quattro piloni che sostengono la cupola e i tre bracci di uguale lunghezza che disegnano i due transetti e la tribuna della cattedra.

La vastissima navata centrale, il cui asse è leggermente spostato verso i palazzi apostolici, è impostata su possenti pilastri ai quali si addossano alte lesene abbinate e scanalate, terminate da capitelli corinzi. Al loro interno si apre un doppio ordine di nicchie. Grandiose arcate di 13 metri di larghezza e 23,50 di altezza permettono l'accesso alle navate laterali. Nei pilastri, 100 in tutta la basilica, le basi, i capitelli, la trabeazione ed il cornicione in origine erano stati modellati in travertino. A partire dal 1857 Pio IX, avendo giudicato troppo povero questo rivestimento, fece sostituire con marmo di Carrara il travertino nella base di 36 pilastri, un'operazione poi continuata e ultimata dai suoi successori. Al di sopra del cornicione s'incurva la spaziosa volta a botte, con al centro lo stemma di Pio VI Braschi, che in occasione del restauro da lui promosso nel 1780 sostituì quello di Paolo V Borghese, che era stato collocato nel 1615.

La percezione della reale vastità dell'architettura e dei suoi singoli elementi non è immediata, sia per l'attento uso delle proporzioni, sia perché le ricche decorazioni marmoree aggiunte alle strutture murarie, che nel progetto di Maderno si presentavano in stucco, sono tate progressivamente mutate con un grande senso unitario. Per rendersi conto delle reali dimensioni e stabilire un primo termine di confronto, è sufficiente avvicinarsi alle due acquasantiere alla base della prima arcata, dove l'altezza dei putti è di 2 metri. Sono state realizzate dal 1722 al 1725 su disegno di Agostino Cornacchini, che nel 1724 sostituì Pietro Maria Balestra, da Giuseppe Lironi, autore delle conche in marmo giallo senese e Francesco Moderati e Giovan Battista de' Rossi, scultori dei putti.

Nella parete di controfacciata, al di sopra degli ingressi, tre iscrizioni ricordano i maggiori interventi promossi da tre diversi papi del Seicento. L'epigrafe al centro, composta dal Gesuita Famiano Strata, segnala i lavori compiuti da Innocenzo X per il Giubileo del 1650. Le altre due iscrizioni, entrambe fatte collocare da Urbano VIII nel 1631, informano, a sinistra, delle opere di Paolo V, a destra degli interventi dello stesso papa Urbano e della consacrazione della basilica, da lui celebrata il 18 novembre 1626. Tramandati nel marmo sono i nomi di tre pontefici che, insieme ad Alessandro VII (1655-1667), lasciarono nella basilica vaticana un'impronta determinante, in una successione cronologica quasi ininterrotta dal 1605 al 1667. Ai lati si trovano due orologi realizzati sotto la direzione di Giuseppe Valadier tra il 1787 e il 1790, ai quali corrispondono quelli sulla facciata esterna. L'orologio di destra, chiamato "all'italiana", scandiva la giornata a partire dal tramonto ed è suddiviso in 6 ore, indicate in numeri romani, con una sola lancetta. L'orologio di sinistra, denominato "alla francese" o "ultramontano", misura l'inizio del giorno a partire dalla mezzanotte. Inaugurati entrambi per la festa dei Santi Pietro e Paolo nel 1790, quello con il sistema all'italiana rimase in uso fino al 1846.

La trabeazione principale all'interno della basilica corre senza interruzioni per tutto l'edificio, segnata da un fregio su fondo oro, alto 3 metri, dove un'epigrafe in caratteri capitali romani alti m. 1,40 offre una ulteriore occasione per meditare sulla missione di Pietro. Ispirata nella scelta decorativa ad esempi classici e a tipologie del primo Rinascimento, vi sono riportati brani di testi tratti dal Vangelo. La scritta in mosaico fu completata al tempo di Pio IX dai mosaicisti Alessandro Agricola, Pietro De Vecchis, Ettore Vannutelli e Domenico Tani.

Al centro del pavimento della navata centrale, poco dopo l'ingresso, è inserito un grande disco in porfido rosso egiziano del Gebel Dokhan, del diametro di m 2,58, denominato "rota porfiretica". Preziosa memoria storica del passato, è l'unica delle sei "rotae" che si trovavano nella basilica costantiniana ed in origine era collocata più avanti, nei pressi dell'altare maggiore. Su di essa si inginocchiarono imperatori e re, per l'esattezza ben 23, da Carlo Magno a Federico III, per ricevere dal papa il Crisma e la corona imperiale. Su questo disco, la notte di Natale dell'800, Papa Leone III, alla presenza del Senato, del Popolo Romano e degli eserciti di Francia e d'Italia, pronunciò la triplice acclamazione "a Carlo piissimo, augusto, coronato da Dio, grande e pacifico imperatore, vita e vittoria!". I suoi successori ricevettero la consacrazione davanti alla tomba del Principe degli Apostoli fino a Federico III, ultimo imperatore cristiano incoronato il 19 marzo 1452 da Niccolò V.

Proseguendo lungo la navata si incontrano anche gli stemmi di due papi che, in epoche diverse, sono stati promotori dei restauri del pavimento: lo stemma di Innocenzo X, posto in opera l'anno santo del 1650, e quello di Pio XI, con blasone in giallo di Siena e bianco statuario, collocato nel 1936.

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