LA GALLERIA NAZIONALE DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA -INGRESSO GRATUITO

APPUNTAMENTO: DOMENICA 1 DICEMBRE 2019 H 10 DAVANTI ALL'INGRESSO IN VIALE DELLE BELLE ARTI 131.

DURATA: 2 H. LA GUIDA E' RICONOSCIBILE IN LOCO DAL CARTELLO ROMA BELLA.

PRENOTAZIONE: OBBLIGATORIA VIA MAIL A: romabella@visite-guidate-roma.com, o chiamando i n. tel. 0697858194; 0661661527 (attivi tutti i giorni h 8-20).

La nascita della Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma si iscrive all'interno di una serie di iniziative politiche, messe in atto dal neonato governo italiano, volte a generare un'identità culturale comune dopo il raggiungimento della tanto travagliata e discussa Unità d'Italia. Difatti la Galleria nacque per creare un museo dove raccogliere le eccellenze presentate alle Esposizioni nazionali, simbolo del nuovo Stato unitario.

Guido Baccelli nel 1883 ottenne la firma dal Re per un decreto che istituiva a Roma una Galleria Nazionale d'Arte Moderna, e il 5 marzo del 1885 venne aperta al pubblico nella sede però del Palazzo delle Esposizioni, inaugurato da poco in via Nazionale. La collezione con gli anni andò ad incrementarsi sempre di più e ciò portò l'esigenza di dotare la Galleria di una nuova sede. Nel 1911, in occasione dell'Esposizione Universale di Roma, tenutasi per celebrare il Cinquantenario dell'Unità d'Italia, fu progettato dall'architetto e ingegnere Cesare Bazzani il Palazzo delle Belle Arti, edificio che tre anni più tardi, su iniziativa dell'onorevole Giovanni Rosadi, divenne sede della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea al fine di conferire una sistemazione definitiva alla collezione nata nel 1883.

Nel corso degli anni è passata sotto la guida di importanti personaggi, quali Palma Bucarelli, Giorgio de Marchis, Sandra Pinto, Maria Vittoria Marini Clarelli e ora dal 2015 di Cristiana Collu, che suscitando non poche discussioni, ha rivoluzionato l'allestimento abbastanza datato della galleria, inaugurando il 10 ottobre del 2016 "Time is Out of Joint". La nuova disposizione, che cita i versi dell'Amleto di Shakespeare, abbandona difatti il concetto tradizionale di tempo, scardinando la storia dell'arte e dando vita ad un allestimento non lineare, ma stratificato e sconnesso, che procede per assonanze, contrasti e citazioni, invitando così il visitatore a comprendere lui stesso questi legami, creando un percorso interattivo in cui il visitatore ha un ruolo centrale e non è più solo spettatore.

(Testo a cura della dott. Emanuela Di Vivona)