LA CUPOLA DELLA BASILICA DI SAN PIETRO IN VATICANO - storia della costruzione

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LA CUPOLA DI MICHELANGELO. Erano trascorsi quaranta anni dall'inizio dei lavori quando Michelangelo, libero di intervenire a suo piacimento, ricevette la nomina ufficiale con la facoltà immutandi, reformandi, ampliandi et restringendi. Nella direzione del cantiere egli rifiutò quanto era stato compiuto dal suo predecessore, riallacciandosi alla concezione di Bramante nei confronti del quale aveva già da tempo espresso la sua più alta stima. Nel 1555 scriveva a Bartolomeo Ammannati: "E non si poteva negare che Bramante non fosse valente nell'architettura, quanto ogni altro che sia stato dagli antichi in qua. Egli pose la prima pietra di San Pietro, non priva di confusione, ma chiara e schietta e luminosa, ed isolata attorno in modo che non noceva a cosa nessuna del palazzo; e fu tenuta cosa bella come ancora è manifesto; in modo che chiunque si è discostato da detto ordine di Bramante, come ha fatto il Sangallo, si è discostato dalla verità". Ma prima che le idee dei due grandi architetti potessero ricongiungersi nella concretezza del monumento che stava per nascere, trascorsero lunghi anni, contrassegnati ancora da nuovi progetti.

Michelangelo guardava sì alla prima ispirazione di Bramante, ma con uno slancio più vigoroso e una forma semplificata. A questo proposito vasari annotò che l'artista "ridusse san Pietro in minor forma ma in maggior grandezza, mirante a fare della chiesa quasi una gagliarda struttura che sostenga la cupola, la quale non ha più a modello quella del Pantheon, bensì quella fiorentina di Santa Maria del Fiore". Buonarroti plasmò quasi come una scultura la decorazione esterna dei tre bracci, dinamici nella articolazione dei pilastri binati corinzi tra cui si aprono nicchie e finestre. La costruzione appare così vibrante, ma raccordata dallo sporgente cornicione che corre tutto intorno e su cui poggia un attico, nel quale le lesene si alternano a finestre di forme protobarocche. Su questo piedistallo, per ammirare il quale è necessario entrare nella Città del Vaticano e guardare la basilica dal lato rivolto verso i Giardini, si innalza la cupola che più che appoggiata sembra adagiata sul tamburo. Nello stesso tempo il tamburo, con le colonne binate, e la cupola, con i costoloni e la lanterna, riprendono le linee di forza del corpo della basilica e le incardinano nello spazio. Della cupola, dopo l'insistenza di alcuni amici, tra il 1558 e il 1561 Michelangelo fece costruire un modello molto particolareggiato in legno di tiglio (cm. 500 x 400 x 200) affinché servisse da guida per i futuri esecutori dell'opera. Ormai vecchio, egli aveva timore che dopo la morte il suo progetto potesse venire alterato. Ironia della sorte, fu lo stesso modello, tuttora conservato nella Reverenda Fabbrica di San Pietro, a subire le prime modifiche. Michelangelo moriva nel 1564 tre anni dopo la conclusione del modello, e la costruzione della cupola era arrivata solo al piano del tamburo. Il papa Pio IV Medici affidò la prosecuzione dei lavori a Jacopo Barozzi detto il Vignola, che ebbe tempo di iniziare solo la parte interna delle due cupole minori, finite da Giacomo Della Porta, e utili per sperimentare le possibilità costruttive ed accompagnare all'esterno la cupola maggiore.

LA CUPOLA DI GIACOMO DELLA PORTA. Trascorsi poco più di venti anni dalla morte di Michelangelo, il 19 gennaio 1587 Giacomo della Porta, assistito da Domenico Fontana, ricevette da papa Sisto V l'incarico di completare la cupola, riuscendo nell'impresa in meno di due anni. Egli si attenne nella sostanza al modello lasciato dal Buonarroti, senza tuttavia rispettare con assoluta fedeltà il progetto, pensato in origine con un arco a tutto sesto e modificato con una curvatura più slanciata che ne accentua il verticalismo. Nei primi 18 mesi, Della Porta realizzò per le sue maestranze dei disegni in scala 1:1, tracciandoli sul pavimento della basilica di San Paolo fuori le Mura. Tra il 15 luglio e l'agosto del 1588, finito l'attico, iniziò a voltare la cupola. Dal 22 dicembre dello stesso anno al 14 maggio 1590, l'anello superiore destinato a sostenere la lanterna venne ultimato.

Grazie all'opera incessante di 800 operai che lavorarono anche di notte alla luce delle fiaccole, il cantiere poteva considerarsi terminato e tra la gioia e i fuochi di artificio, Sisto V inaugurava con la celebrazione di una messa solenne la chiusura dell'occhio della lanterna. Contrariamente al pronostico da 10 anni, erano trascorsi appena 22 mesi. L'8 agosto, pochi giorni prima della morte del papa, erano state realizzate anche 36 colonne ornamentali. La conclusione della lanterna e la copertura del guscio esterno con lastre di piombo avvennero nel 1593, sotto Clemente VIII, e il 18 novembre dello stesso anno si appoggiò in cima alla cuspide del lanternino la grande sfera in bronzo dorato sormontata dalla croce, di Sebastiano Torrigiani. Quella mattina il papa, accompagnato da diversi cardinali, dopo aver pregato all'altare del SS. Sacramento si era recato nella cappella Gregoriana, dove si trovava la croce. Qui aveva benedetto due cassettine contenenti reliquie e Agnus Dei, destinate a essere inserite all'interno dei bracci. Celebrata la messa si ritirò nei suoi appartamenti, aspettando che il suono delle campane e il rombo dei cannoni da Castel Sant'Angelo annunciasse a tutta la città il compimento dei lavori. Clemente VIII volle dedicare l'impresa ormai finita alla gloria di San Pietro, ma anche di Sisto V, suo infaticabile predecessore, facendo scrivere nell'anello di chiusura della lanterna, all'interno della basilica: S. PETRI GLORIAE SIXTUS PP. V A. MDXC PONTIF. V "a gloria di San Pietro, Papa Sisto V, nell'anno 1590, il quinto del suo pontificato".

I NUMERI DELLA CUPOLA. Per sostenere la costruzione della cupola, innalzata contemporaneamente alla costruzione di una armatura di legno per ridurre i tempi di lavorazione, furono utilizzate 100.000 travi, per lo più provenienti dall'Umbria e dall'Alto Lazio, 1500 quintali di canapi, 1000 quintali di ferro per staffe, spranghe e altri tiranti metallici. Milioni furono i mattoni speciali, tutti garantiti dal controllo della Reverenda Fabbrica per la qualità, purezza dell'argilla e giusto grado di cottura, e 19.000 quintali di pietre destinate ai 16 costoloni, ognuno dei quali lavorato con 220 "carrettate" di travertino. E' noto che i carri destinati al trasporto dei materiali per la Fabbrica di San Pietro non pagavano la Dogana di Terra dello Stato Pontificio per l'ingresso a Roma, ed erano segnalati da una sigla sulla fiancata: A.U.FA. "ad usum fabricae", che li esentava da ogni pagamento. Ancora oggi quando si utilizza questa espressione colloquiale "aufa" oppure "auffa" in senso vagamente dispregiativo ("a scrocco") si fa riferimento all'antico privilegio delle ditte appaltatrici dei materiali. Il 21 marzo 1743 Benedetto XIV incaricò Giovanni Poleni, professore di fisica teorica e sperimentale all'Università di Padova, di studiare le cause di crepe apparse in diverse aree della cupola. Dai calcoli effettuati risultò che il peso della sola struttura muraria, esclusa la lanterna, ammontava a 50.130.000 libbre, pari a 14.000 tonnellate!

(testi di Alfredo Maria Pergolizzi)