STORIA DEL COLOSSEO DAL IX SECOLO ALL'ETA' MODERNA

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Agli inizi del IX secolo, per raccordare il piano dell'arena con l'esterno si moltiplicarono i passaggi attraverso i corridoi radiali, demolendo muri e scalinate. Nei muri in laterizio furono aperti varchi per consentire la comunicazione tra due o più ambienti contigui e ritagliate nicchie per riporre oggetti; nei corridoi e in molti sottoscala furono realizzati soppalchi di legno per stivaggio di derrate; chiusure lignee furono poste a protezione degli ambienti. Le tracce di questa trasformazione si colgono ovunque lungo il primo ordine di archi: accanto ai cavi di asportazione delle grappe metalliche che ancoravano tra loro i blocchi, innumerevoli altri buchi testimoniano la presenza di soppalchi, cancellate, grate, palizzate lignee; addirittura sugli spigoli di alcuni pilastri furono ricavati fori per assicurare le briglie di animali da soma!

Alla fine del X secolo risalgono i più antichi atti notarili relativi alla compravendita di case nel Colosseo. Le abitazioni, talora a due piani, erano provviste di orto sul retro, di un cortile antistante, di un tetto di tegole ed in alcuni casi di un camino. Le case erano abitate per lo più da artigiani: fabbri ferrai, calderai, macellai, falegnami, addetti alle calcare.

L'insediamento del Colosseo raggiunse il suo massimo sviluppo intorno al 1200 configurandosi come una vera e propria cittadella. Sul versante orientale fu costruito il palazzo della Famiglia Frangipane, demolito nel 1300, posto all'interno del circuito fortificato che dal cosiddetto "arco di Giano" al foro boario giungeva al Circo Massimo e da qui alla Valle del Colosseo ed al Palatino.

Durante tutto il Tardo Medioevo il monumento brulicò di vita. Alcune potenti famiglie occuparono i monumenti trasformandoli in fortezze. Il Colosseo venne così coinvolto, attraverso i Frangipane, nella lotta per le investiture. Divenne oggetto di contesa nei secoli successivi tra il Senato Romano e la famiglia degli Annibaldi. Quest'ultima ottenne il possesso dell'anfiteatro alla fine del XIII secolo, finché nel 1312 Arrigo VII costrinse gli Annibaldi a restituire al Senato e al Popolo di Roma il simbolo della antica e gloriosa città. Del Palazzo Frangipane-Annibaldi, che si sviluppava verso il Laterano occupando 13 arcate, non resta alcuna traccia; era tuttavia ancora in parte visibile nel XVI secolo.

Nel 1332, in occasione della visita a Roma di Ludovico il Bavaro, il Senato allestì nel Colosseo uno spettacolo di caccia ai tori. Nel 1348 un violento terremoto causò gravi danni in tutta Roma. Il Colosseo, già ampiamente compromesso dai precedenti eventi sismici e indebolito dalle continue spoliazioni, fu abbandonato, passando da un ruolo attivo di fortezza a quello passivo di cava di materiali. Da questo momento la Camera Apostolica (in antitesi con l'attività di tutela dei Conservatori del Comune di Roma) oscillò sempre tra costosi e ambiziosi programmi di recupero dell'edificio, mai realizzati, e lo sfruttamento dello stesso quale cava di travertino e marmo da destinare alle nuove architetture pontificie.

Durante l'esilio dei Papi ad Avignone il Colosseo e la valle divennero luoghi malfamati, frequentati da malviventi. Il Senato affidò alla Confraternita del Santissimo Salvatore ad Sancta Sanctorum l'incarico di bonificare la zona. Nel 1382, quale ricompensa per il lavoro svolto, il Senato donò alla Confraternita il possesso di un terzo del Colosseo. Un altro terzo apparteneva alla Camera Apostolica, il rimanente al Senato Capitolino. Le testimonianze di tale tripartizione sono visibili sulla facciata del monumento: sui pilastri e sulle arcate del I ordine sono le tracce degli alloggiamenti delle targhe proprietarie del Comune, recanti la sigla SPQR, e lo stemma della Confraternita, sia scolpito che dipinto. La concessione alla Confraternita fu rinnovata nel 1604 per permettere ad essa di continuare a svolgere per conto del Comune funzioni di controllo su eventuali illecite appropriazioni dei materiali del monumento.

Nel 1349 furono utilizzati i blocchi di travertino del Colosseo per il restauro della tribuna della basilica di san Giovanni in Laterano. Artefice dello sfruttamento intensivo del monumento fu Niccolò V (1447 - 1455) che nel 1451 fece calcinare ingenti quantità di materiali lapidei per costruire la nuova basilica di san Pietro. Inoltre, con i materiali del Colosseo, nonostante le proteste di uomini di cultura come Flavio Biondo e Poggio Bracciolini, furono costruiti altri edifici come la basilica di San Marco, la loggia delle Benedizioni e la Piazza in San Pietro, il Palazzo di San Marco, e successivamente Palazzo Barberini ad opera di Urbano VIII (1644) e la scalinata del porto di Ripetta ad opera di Clemente XI (1703).

Lo spoglio sistematico proseguì per tutto il '500 e il '600, periodo di fervida attività edilizia a Roma. La costruzione della nuova basilica di San Pietro determinò l'allontanamento dalla basilica Lateranense delle attività di culto, commerciali, libero-professionali e residenziali, isolando il Colosseo in un contesto di tipo campestre fino alla seconda metà del XIX secolo.

L'Ottocento fu decisivo per il recupero del monumento: i grandi interventi di sterro, restauro e ricostruzione promossi dal Governo Napoleonico e dallo Stato Pontificio posero fine al degrado delle strutture. Il pontefice Pio VII affidò a una commissione composta dagli architetti Camporesi, Palazzi e Stern il progetto di restauro del settore orientale il cui stato di rovina aveva persino fatto ventilare l'ipotesi di una sua completa demolizione. La commissione propose la costruzione del primo "sperone", un poderoso contrafforte triangolare in mattoni, posto a contenere i crolli lungo la facciata verso San Giovanni. I lavori del bastione iniziati nel 1806 proseguirono fino al 1820.

Nel 1811 iniziò lo sterro dell'arena, mentre si rimuovevano gli interri lungo i portici settentrionali dell'anfiteatro. I lavori, affidati a Carlo Fea, proseguirono fino al 1814, quando furono sospesi a causa dell'allagamento dei sotterranei. Con il ristabilimento del potere dello Stato Pontificio nel 1815, i lavori di scavo e restauro proseguirono con gli stessi collaboratori del regime napoleonico, Fea e Valadier. Pochi anni dopo il Nibby sterrò il versante occidentale della valle, per porre in luce le pavimentazioni antiche tra il Colosseo e il tempio di Venere e Roma. Furono così scoperte la Meta Sudans, il basamento del Colosso di Nerone e la via basolata che collegava la valle al foro romano scavalcando la collina della Velia.

Nel 1824 sotto Leone XII fu decisa la costruzione di un secondo contrafforte sul lato ovest del monumento; i lavori vennero affidati al Valadier e terminarono nel 1826. Sotto Gregorio XVI furono ricostruite le parti mancanti del secondo anello nel settore meridionale, ovvero sette arcate del primo ordine e otto del secondo ordine. L'intervento iniziato dal Salvi fu concluso dal Canina che eseguì anche, nel 1852, il restauro del settore nord, ove l'architetto ricostruì parte del piano dell'ultimo ordine.

Nel 1870 la tutela dei monumenti passò allo Stato Italiano che promosse gli svuotamenti dell'arena tra il 1874 ed il 1875. Al 1895 risale invece lo sterro del versante nord della valle. Furono scoperti i resti del portico ai Piedi del Colle Oppio, il lastricato in travertino intorno all'anfiteatro e i cinque cippi di delimitazione ancora oggi esistenti, i cimiteri risalenti ai secoli V e VI e costruzioni di epoche successive poi distrutte per porre in luce il piano antico della valle.

Mentre nel 1800 si lavorò per il recupero filologico del monumento e per conferire alla valle dignità monumentale, nella prima metà del XX secolo si lavorò nella direzione opposta: gli interventi effettuati, anziché alla conservazione e alla valorizzazione del monumento, furono volti alla strumentalizzazione a scopo di propaganda politica. Questa fu l'epoca degli scempi, dei restauri arbitrari e delle demolizioni immotivate come quella avvenuta nel 1933 della Meta Sudans. L'assetto interno del Colosseo venne alterato, compiendo opere finalizzate alla frequentazione di massa.

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