LA TOMBA DEL PRINCIPE DEGLI APOSTOLI NELL'AGER VATICANUS E LA COSTRUZIONE DELLA BASILICA COSTANTINIANA

"Eodem tempore [cioè sotto il pontificato di papa Silvestro, 314 - 335] Augustus Constantinus fecit basilicam beato Petro apostolo in templum Apollinis, cuius loculum cum corpus sancti Petri ita recondit...". Nessun altro motivo se non la presenza, come si legge nel Liber Pontificalis, della sepoltura del principe degli apostoli Pietro, giustifica l'edificazione della basilica a lui intitolata proprio in quel preciso luogo, la valle che separa le estreme propaggini del Gianicolo dalle alture del Vaticano. Un luogo non certo adatto ad una simile costruzione sia per la morfologia e la natura del suolo, disomogeneo e in notevole pendenza, sia per i problemi giuridici connessi alla presenza di sepolture pagane, che la legge romana vietava di manomettere.

Ma è proprio qui, immediatamente a nord del Circo di Caligola e poi di Nerone (di esso rimane ancora l'obelisco, trasportato nel 1586 al centro del colonnato di Piazza San Pietro), che era stato sepolto in una umile fossa terragna il corpo di Pietro, dopo il martirio avvenuto nelle immediate vicinanze, nell'area degli Horti Neroniani, verso o sulle estreme pendici settentrionali del Gianicolo (come ancora indica un altro passo del Liber Pontificalis); il martirio che la tradizione colloca nel 64, a causa della crudele persecuzione di Nerone seguita all'incendio di Roma divampato tra il 18 e il 19 luglio di quell'anno.

Qui era dunque il Tròpaion di Pietro, il trofeo della vittoria ricordato assieme a quello di Paolo sulla via Ostiense dal presbitero Gaio sul finire del II secolo. L'espressione indica precisamente il corpo stesso del martire: è questo il vero monumento che celebra la vittoria e quindi la gloria di Cristo. Senza dubbio però possiamo attribuire al termine, per estensione, anche un significato architettonico, riferendolo cioè alla sistemazione monumentale della sepoltura che rimase visibile fino alla costruzione della basilica. Gli scavi voluti da Pio XII e svoltisi dal 1939 al 1949 e dal 1953 al 1957 misero in luce, precisamente al di sotto dell'altare centrale della basilica, i resti di quella originaria monumentalizzazione della tomba di Pietro: un'edicola edificata a protezione della fossa terragna alla metà del II secolo, appoggiata ad un muro dipinto di rosso, divisa in due nicchie da una lastra orizzontale di travertino (una mensa) sorretta da due colonnine. La fossa, scavata in un'area scoperta di circa 8 x 4 mt che gli archeologi chiamarono "Campo P", sarebbe stata rinvenuta vuota. A destra dell'edicola, sul muro rosso, fu rinvenuto un graffito purtroppo lacunoso la cui più probabile lettura è PETROS ENI ovvero "Pietro è qui". 

Proprio in corrispondenza di questo graffito l'edicola venne in un secondo momento modificata, con la costruzione di un altro muro quasi perpendicolare al muro rosso. In questo muro, che nella terminologia degli archeologi è rimasto denominato come Muro G (muro dei graffiti) essendo la sua parte esterna ricoperta di innumerevoli graffiti con invocazioni e simboli cristiani, venne identificato un loculo foderato di lastrine di marmo, che conteneva (come si ricostruì solo in un secondo momento) delle ossa: i resti mortali di Pietro, secondo la studiosa Prof.ssa Margherita Guarducci, lì trasferiti, prima dell'intervento costantiniano, dall'originaria collocazione nella fossa sottostante, forse per preservarli dalla umidità e dalla consunzione. Gli scavi archeologici misero in luce anche parte della vasta necropoli circostante, vale a dire due file di sepolcri (il più antico dei quali risale al II secolo d.C.) lungo una stretta via, in direzione est - ovest. Tutto il complesso scavato è ancora oggi visitabile al di sotto delle grotte vaticane.

Tra il 319 ed il 322 si data la costruzione della basilica ad opera di Costantino e la conseguente graduale obliterazione della necropoli, che fu interrata progressivamente da un riporto di terreno intessuto di muri di fondazione e di contenimento: tutta la zona fu riportata in piano con un notevole sforzo ingegneristico, tanto che l'altezza del terrapieno, sul lato sud, raggiunge circa 7 mt. Attorno al complesso Edicola e Muro G venne costruita una protezione in muratura, aperta sul fronte orientale in modo da custodire e allo stesso tempo lasciar visibile il luogo della sepoltura.

L'inclusione del muro G nella sistemazione costantiniana è un indizio della straordinaria importanza attribuita alla sepoltura in esso contenuta, ancor maggiore se si considera che è proprio l'orientamento di questo muro a determinare con assoluta e non casuale precisione l'orientamento di tutta la basilica.

La struttura progettata dagli ingegneri dell'imperatore era enorme: misurava dall'ingresso all'abside 124 metri, la larghezza era di 66 metri, l'altezza raggiungeva i 39 metri. L'aula era divisa in 5 navate da 88 colonne; un transetto largo 90 metri la separava dalla abside monumentale, al centro della quale, nel presbiterio, era la memoria di Pietro, sormontata da un baldacchino a colonne tortili unite da architravi, come sembrerebbe potersi ricostruire dalla raffigurazione della capsella di avorio di Samagher.

La copertura della basilica era a capriate: il fronte esterno era preceduto da un vasto atrio. Unito alla basilica dovette essere anche, fin dall'origine, un battistero: di tale struttura si ha notizia dal tempo di papa Damaso (366-384). Nobili mausolei, alcuni dei quali riutilizzati nella nuova configurazione cristiana, furono messi anche direttamente in contatto con la chiesa: tra questi, i due circolari a sud dell'edificio di culto e quello degli Anicii ad ovest. Monasteri, Diaconie, Chiese Devozionali e Scholae Peregrinorum articolarono, almeno a partire dalla metà del V secolo, il complesso vaticano arricchendo la funzionalità di questo straordinario santuario martiriale.

Una lunga serie di interventi modificarono via via la basilica. Tra la seconda metà del V secolo e gli inizi del Vi secolo, sotto i papi Simplicio e Simmaco, viene monumentalizzato l'atrio con il completamento del quadriportico, destinato alla accoglienza dei pellegrini che si recavano presso la memoria di Pietro, che condiziona sempre di più con la sua presenza la zona circostante, determinando lo sviluppo di una viabilità in direzione est ovest, fino al Tevere e al Mausoleo di Adriano (attuale Castel sant'Angelo), nella stessa direzione, ma più a nord, della antica Via Cornelia - Aurelia Nova, e diviene il fulcro topografico di una espansione che culminerà in una sua precisa definizione spaziale con la costruzione delle mura della Civitas Leoniana alla metà del IX secolo.

L'intervento più importante nella basilica fino alla sua demolizione e ricostruzione a partire dal 1506, è quello di Gregorio Magno, che trasforma il presbiterio costantiniano rialzandolo per circa un metro e mezzo e crea una confessione semianulare: al di sopra del monumento costantiniano che ingloba la sepoltura di Pietro, mantenuta visibile attraverso una finestrella (fenestella confessionis), viene costruito l'altare sormontato da un ciborio, onde poter celebrare direttamente sopra la tomba dell'apostolo. Questa sistemazione, fatti salvi il rinnovamento del ciborio e poi il nuovo rivestimento marmoreo di Callisto II nel XII secolo, rimarrà invariata fino alla demolizione, provocata dall'accentuarsi di una serie di dissesti statici che si erano manifestati già dal XIII secolo. I lavori ebbero inizio sotto Nicolò V (1447-1455), ma la fabbrica della nuova basilica procedette con tale lentezza da vedere impegnati nel corso di 2 secoli i maggiori architetti e artisti del tempo, dal Bramante a Giuliano e Antonio da Sangallo, Raffaello, Michelangelo, il Maderno, fino all'intervento di Bernini con cui si concluse alla metà del XVII secolo.

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