LA BASILICA DI SANTA SABINA ALL'AVENTINO

APPUNTAMENTO: DOMENICA 24 MARZO 2019 H 16 IN PIAZZA PIETRO D'ILLIRIA 1.

DURATA: 1 H. LA GUIDA E' RICONOSCIBILE IN LOCO DAL CARTELLO ROMA BELLA.

PRENOTAZIONE: OBBLIGATORIA VIA MAIL A: romabella@visite-guidate-roma.com, o chiamando il n. tel. 0661661527 (attivo tutti i giorni h 9-19).

Eretta nel V secolo sulla sepoltura di Santa Sabina, è una delle chiese paleocristiane di Roma meglio conservate; riveste la dignità di Basilica Minor ed è sede di uno dei più antichi Titoli Cardinalizi di Roma.

Fu edificata dal presbitero Pietro di Illiria tra il 422 e il 432, sotto il pontificato di Celestino I. La chiesa fu collocata sulle rovine della domus della matrona romana Sabina, poi divenuta santa, di cui resta nella navata laterale destra solo una colonna di granito. Come si evince da alcune epigrafi latine ritrovate non lontano dalla basilica, in epoca pagana qui era presente il tempio di Giunone Regina, le cui colonne furono usate per la costruzione delle navate.

L'interno fu pesantemente alterato dai restauri di Domenico Fontana nel 1587 prima e di Francesco Borromini nel 1643 poi. I successivi interventi integrativi di Antonio Muñoz, condotti tra il 1914-19 e 1936-37, restituirono alla basilica l'aspetto originario. Tipiche dell'architettura paleocristiana, oltre alle pareti esternamente lisce e prive di contrafforti in quanto il tetto era sorretto da capriate, sono le ampie finestre aperte nel cleristorio (la parte più alta della navata centrale). Nei secoli successivi, quando si perse la capacità di realizzare grandi vetrate, le finestre nelle chiese si ridussero infatti notevolmente.

Nel 1219 la chiesa fu affidata da papa Onorio III a San Domenico di Guzmán ed al suo ordine di frati predicatori, che da allora ne hanno fatto la loro più importante rettoria.

All'interno del Chiostro è un albero di arancio che secondo la tradizione fu piantato nel 1220 da San Domenico in persona. Egli aveva portato con sé un virgulto dalla Spagna, e proprio in questa occasione l'arancio fu introdotto per la prima volta nella Penisola. L'albero, visibile attraverso una piccola feritoia nella parete del chiostro, è ritenuto miracoloso poiché nel corso dei secoli si è sempre rigenerato dai rami secchi, continuando a dare frutti. La tradizione vuole che cinque arance candite colte da questo alberello furono donate da Santa Caterina da Siena a papa Urbano VI nel 1379.

A San Domenico è legata anche la memoria della pietra nera di forma rotonda poggiata su una colonna tortile a sinistra dell'entrata alla chiesa: è nota come Lapis Diaboli, ovvero "la pietra del diavolo" in quanto sarebbe stata scagliata da Satana contro il Santo mentre pregava inginocchiato sulle tombe di alcuni martiri.

Tale era l'importanza della chiesa nel XIII secolo, che nel 1287 fu sede del conclave: nell'aprile di quell'anno vi si riunirono i cardinali alla morte di papa Onorio IV per nominare il successore al soglio pontificio.

La basilica non ha la facciata, in quanto essa è inglobata nell'atrio che sostituisce l'antico nartece, e quindi oggi è inglobata in uno dei quattro lati del chiostro del monastero domenicano. Nell'atrio si trova un celebre portale in legno di cipresso, coevo alla costruzione della chiesa. E' stupefacente come sia giunto integro sino a noi, sia pure con piccoli restauri e aggiunte. Vi sono rappresentate scene dall'Antico e dal Nuovo Testamento e di grande importanza è la rappresentazione della Crocifissione, con il Cristo tra i due ladroni ad occhi aperti e senza aureola, giudicata tra le più antiche rappresentazioni di Gesù sulla croce (nei primi tempi dell'arte paleocristiana esisteva infatti il divieto di rappresentare il Cristo sofferente sulla Croce). Il Cristo è rappresentato per la prima volta tra i due ladroni ed è più grande come dimensioni, a ribadire la sua superiorità morale. L'esecuzione del rilievo intagliato nel legno di cipresso è sommaria, molto diretta, ma di sicuro effetto e vòlta a suscitare forti emozioni nell'osservatore.