IL TEMPLUM PACIS DI VESPASIANO (70-75 D.c.)

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A seguito del suo trionfo sui Giudei rivoltosi, rappresentato sui rilievi dell'arco di Tito in cima alla via Sacra, Vespasiano dal 70 d.C. diede il via ad una intensa attività edilizia con il bottino di guerra. In particolare, intraprese la costruzione del Colosseo e del complesso monumentale denominato Templum Pacis, eretti contemporaneamente alle pendici opposte della Velia, altura che collegava il colle Palatino con il colle Oppio, completamente rasata in epoca fascista per la realizzazione dell'attuale via dei Fori Imperiali.

Il Templum Pacis, inaugurato nell'anno 75 d.C. per celebrare l'era della pace instaurata dalla dinastia Flavia, è noto delle fonti antiche come luogo in cui si potevano ammirare le opere d'arte più rinomate provenienti da tutto l'impero, esposte come in un suggestivo museo lungo un portico quadrangolare in colonne di granito rosso di Assuan, liberamente fruibile dalla cittadinanza. Vi erano conservati anche i preziosi arredi del tempio di Gerusalemme, tra cui il candelabro a sette bracci, la menorah. Sul lato meridionale del portico si stagliava la monumentale aula di culto della dea Pax, con la sua doppia fila di enormi colonne monolitiche in facciata e l'ambiente interno con pavimenti e pareti rivestite da ricercati marmi policromi. Su un podio elevato in fondo alla sala era collocata la statua di culto della Pax, protetta da una cancellata metallica.

L'aula di culto era fiancheggiata a est e ovest da due grandi ambienti per lato, destinati ad ospitare la biblioteca, nota delle fonti antiche, intorno alla quale gravitava una vivace comunità di intellettuali, dediti allo studio e all'insegnamento, grazie anche alla presenza di un auditorium per lezioni e letture pubbliche di testi letterari. Il devastante incendio dell'anno 191 distrusse quasi completamente questi edifici e l'aula di culto, ricostruiti su iniziativa di Settimio Severo riproponendo volumi e tipologie dei rivestimenti della fase Flavia. In tale occasione fu collocata, sul muro interno dell'aula occidentale vicina all'aula di culto, la rappresentazione marmorea della città di Roma, la Forma Urbis Romae, in scala 1:240, di cui è ancora visibile l'impronta delle grappe metalliche di sostegno sul muro di facciata della basilica dei Santi Cosma e Damiano, insediatasi nell'aula a partire dal VI secolo.