USCITA DIDATTICA AL MUSEO ETRUSCO DI VILLA GIULIA PER LE SCUOLE

Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia accoglie nella prestigiosissima sede della villa extraurbana di papa Giulio III Del Monte (1550-1555) la più vasta ed importante collezione di antichità etrusche, italiche e dell'agro falisco-capenate.

L'uscita didattica per le scuole con la nostra guida archeologa riguarda in modo particolare la sezione etrusca, contenente capolavori assoluti della scultura e della ceramografia, e la sezione falisca, con i reperti provenienti dalle città di Capena, Civita Castellana e Narce.

Si inizia il percorso guidato (durata 2 h circa) dalle sale dedicate al periodo Villanoviano, dove sono esposte pregevoli urne cinerarie sia del tipo "biconico" sia del tipo "a casetta", in terracotta e, nei casi più pregiati, in bronzo. Numerosi sono anche gli elementi del corredo funebre ritrovati nelle urne cinerarie, come armi, rasoi, fibule, cinturoni, rocchetti per la filatura della lana e gioielli in bronzo.

Proseguiamo il nostro percorso analizzando i materiali del periodo Orientalizzante Antico, Medio e Recente, per scendere poi nel seminterrato ed ammirare le perfette ricostruzioni delle tombe a camera della necropoli di Cerveteri (la Banditaccia) e di Tarquinia (i Monterozzi).

Commentiamo poi il celebre SARCOFAGO DEGLI SPOSI, un magnifico coperchio di sarcofago configurato, a tutto tondo, con una coppia di sposi raffigurati (in stile ionico) semirecumbenti a banchetto, prodotto di pregevole fattura di una bottega di coroplasti (lavoratori della terracotta) di Cerveteri (fine del VI secolo a.C., Arcaismo Maturo).

A seguire ci accoglie la sala dedicata al corredo funebre della tomba dei Vasi Greci di Cerveteri, dove troviamo decine di vasi a figure nere e a figure rosse, prodotti in Attica dai migliori ceramisti e ceramografi dell'epoca (Exekias, Olthos, Euxitheos, Onesimos, Euphronios) e rinvenuti all'interno della omonima tomba della necropoli della Banditaccia (510 - 500 a.C.).

In fondo a questa ala del museo ci accoglie il complesso di reperti provenienti dagli scavi promossi dall'archeologo Massimo Pallottino nell'area del santuario emporico di Pyrgi presso Santa Severa, da cui provengono, tra le altre meraviglie, le celebri lamine d'oro in etrusco e punico, scoperte nel 1964.

Al primo piano commenteremo le epigrafi più importanti qui raccolte e accenneremo ai problemi interpretativi e comparativi riguardanti la lingua etrusca, tuttora difficilmente inquadrabile nel panorama delle lingue del bacino del Mediterraneo antecedenti alla diffusione del latino.

Dopo aver attraversato il ballatoio contenente la ciste prenestine, gli specchi, i candelabri e gli altri manufatti tipici della bronzistica etrusca, attraverseremo la sezione falisca, dove potremo vedere le ricostruzioni di importanti edifici di culto come il Santuario dello Scasato. Nell'ultima sala del Museo ammiriamo l'APOLLO DI VEIO, scultura in terracotta proveniente dal Santuario di Portonaccio (presso l'odierna Formello a nord di Roma) ed opera di uno degli artisti etruschi più famosi, Vulca di Veio, attivo anche a Roma alla fine del VI secolo a.C. per la decorazione del tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio.

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