LA BASILICA DI SANTA MARIA SOPRA MINERVA

APPUNTAMENTO: DOMENICA 28 GIUGNO 2020, H 16, ALL'INGRESSO DELLA BASILICA IN PIAZZA DELLA MINERVA. DURATA VISITA: 1 H. LA GUIDA E' RICONOSCIBILE DAL CARTELLO ROMA BELLA.

PRENOTAZIONE: OBBLIGATORIA VIA MAIL A: inforomabella@virgilio.it, o chiamando i n. tel. 0697858194; 0661661527, oppure compilando il form sotto. Visita gratuita.

La basilica di Santa Maria sopra Minerva, Chiesa dei Domenicani, fu costruita tra il Duecento ed il Trecento, rinnovata nel Quattrocento ed ebbe un definitivo riassetto nel Seicento con Carlo Maderno, assumendo la caratteristica facciata, ma con i portali quattrocenteschi. Sorge sopra il tempio di Minerva Calcidica, nei pressi del tempio di Iside nel Campo Marzio, e da qui il soprannome. È un antico mausoleo per l'enorme numero di tombe, molte di nobili e prelati toscani, perché fu la chiesa nazionale dei Fiorentini prima della costruzione di San Giovanni dei Fiorentini a Piazza dell'Oro. Singolare il caso di un esule da Firenze, Diotisalvi Neroni, fuggito per aver partecipato alla congiura contro Piero de' Medici e che finì sepolto insieme a due illustri rappresentanti di casa Medici, i papi Leone X e Clemente VII, tumulati in due monumenti funebri di Antonio da Sangallo il Giovane.

Il monumento funebre di Leone X è considerato di valore storico nella statuaria pontificia: è la prima volta che un Papa viene raffigurato sulla tomba seduto e benedicente, mentre ha le chiavi nella mano sinistra. Vi è poi la tomba di Papa Paolo IV nella grande Cappella Carafa e la tomba di Urbano VII, che ebbe il pontificato più breve della storia, solo 13 giorni, da 15 al 27 settembre 1590: era stato sepolto a San Pietro, ma fu poi trasferito qui perché avevo lasciato 30.000 scudi all'Arciconfraternita dell'Annunziata come dote per le zitelle bisognose, la cui cerimonia di consegna si svolgeva annualmente in questa chiesa. E ancora, troviamo la tomba di Benedetto XIII, la tomba del Beato Angelico e la tomba di Santa Caterina da Siena, il cui corpo è però acefalo, perché la testa è conservata a Siena. Peraltro dietro la sagrestia nel 1637 è stata ricostruita la stanza dove morì la santa, usando le stesse mura, anche se non rimane nulla degli affreschi di Antoniazzo Romano che decoravano il luogo originario.

Un capolavoro particolare è la statua del Cristo Risorto di Michelangelo, che si trova nel presbiterio. Originariamente era nudo e la cosa non fu tollerata, così si corse ai ripari e vennero ricoperti i fianchi con una fascia di bronzo dorato. La sagrestia fu sede di due conclavi: il primo si svolse dal 2 al 3 marzo 1431 e portò alla elezione di Gabriele Condulmer che prese il nome di Eugenio IV. Il secondo, dal 4 al 6 marzo 1447, portò alla elezione di Tommaso Parentucelli, che assunse il nome di Niccolò V. In questa chiesa si svolgeva la solenne cerimonia dell'abiura imposta dal Tribunale del Sant'Uffizio a eretici e scismatici condannati. Si montavano dei palchi per il clero e la nobiltà, mentre il popolo assisteva in piedi e la chiesa era così gremita di spettatori che molta gente restava fuori ad ascoltare. La cerimonia veniva considerata un vero e proprio spettacolo, ma è anche vero che, come ad un'esecuzione di condannati per delitti contro la religione, chi abiurava otteneva il beneficio dell'indulgenza. Nel 1666, per l'abiura di alcuni seguaci dell'alchimista Francesco Borri, fu così forte la ressa che i cardinali corsero il rischio di essere travolti dalla folla, e i più vigorosi dovettero adoperare i pugni contro gli indiscreti, come il cardinale Francesco Barberini contro un gentiluomo di camera del suo collega Borromeo. Questi incontri di pugilato divennero una norma, perché si verificarono numerose altre volte, fino alla fine dell'Ottocento, visto che in un "avviso" dell'8 gennaio 1861 si legge: "Fu fatta domenica passata nella chiesa della Minerva l'abiura di quattro persone. Fu grande il concorso della gente che accorse a vedere questa funzione, che quei cardinali che vi intervennero professano di non essersi mai trovati a confusione e stretta maggiore di quella, poiché furono tutti calcati e strapazzati dalla folla. Ad essi convenne deporre la gravità cardinalizia e dare dei pugni a quelli che dal flusso continuo gli erano portati davanti". Nel 1687, per l'abiura del prete spagnolo Miguel de Molinos, le nobildonne romane avevano provveduto a far elevare degli speciali palchetti nei quali, come era abitudine in tutte le manifestazioni mondane, cercavano di superarsi nello sfoggio di ricchezza; la Cesarini e la Lante erano arrivate a tale eccesso, che il cardinale d'Estrées, direttore della cerimonia, dovette far demolire i loro palchi.

(da: C.RENDINA, La grande guida dei monumenti di Roma, Newton Compton ed., pp. 443-445).