L'OTTAGONO CENTRALE, I PILASTRI E I PENNACCHI DELLA CUPOLA DI SAN PIETRO

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I lavori di sistemazione e decorazione nei piloni che sostengono la cupola, edificati da Donato Bramante e completati da Michelangelo, sono stati realizzati tra il 1628 e il 1639 da Gian Lorenzo Bernini su commissione di papa Urbano VIII per ospitare e testimoniare la presenza delle reliquie maggiori: la Lancia del centurione romano Longino, i frammenti della Vera Croce dell'Imperatrice Elena, il Sudario di Veronica su cui è impresso il Vero Volto di Cristo e il capo di Sant'Andrea. Nelle facce interne dei 4 piloni, alti m 45 e con un perimetro di m 71, Bernini ricavò 4 grandi nicchie di m 10 di altezza, rivestite in marmi policromi, chiuse da un arco superiore a tutto sesto e delimitate da una balaustra con 22 pilastrini alternati in broccatello e diaspro di Sicilia. Nei vani ricavati furono collocate grandi statue in marmo di Carrara, alte m 5, tutte caratterizzate da enfatici atteggiamenti teatrali e i cui soggetti rappresentano la celebrazione delle reliquie custodite. Ad esse corrispondono 4 logge, riccamente decorate con uno schema che si ripete identico in tutti i piloni, articolato in due parti distinte: nella zona superiore, sopra il timpano dell'edicola, sono quattro angeli in marmo bianco di cui due sostengono un cartiglio. Nella zona inferiore, due lesene scanalate sui lati esterni inquadrano due colonne tortili recuperate dal ciborio della basilica costantiniana, restaurate nel 1634-36 da Jacopo Balsimelli e Niccolò Sale. Al centro, un bassorilievo marmoreo mostra un angelo che sorregge la reliquia corrispondente. Dopo una prima assegnazione delle nicchie nel 1628, la Congregazione della Reverenda Fabbrica con decreto del 26 aprile 1638, corretto con una integrazione il 5 luglio dello stesso anno, dispose le statue in una diversa sequenza, studiata in rapporto all'altare papale.

Tre delle grandi statue sono state eseguite con due blocchi di marmo ciascuna, mentre per la Veronica ne furono utilizzati tre.

Il San Longino (m 4,50) fu terminato da Gian Lorenzo Bernini nel maggio del 1638. Il santo è raffigurato nell'attimo in cui recupera la vista, illuminato dalla luce divina, con le braccia distese, mentre regge nella destra la lancia che aprì il costato a Gesù. Per questa statua Bernini elaborò ben 22 modelli preparatori, dei quali solo 2 sono rimasti. Dal 1629 al 1631, aiutato dagli scultori Stefano Speranza e Guidubaldo Abbatini, lavorò il modello in stucco, mostrato al papa l'8 febbraio 1632. Tra il giugno 1635 e il maggio 1638 realizzò l'opera in marmo utilizzando una tecnica particolare nella lavorazione delle superfici, e nel mese successivo la sistemò nella nicchia.

La statua di Sant'Elena Imperatrice, opera di Andrea Bolgi (m 4,50), fu scoperta alla presenza di Urbano VIII il 2 marzo 1640. La madre di Costantino è raffigurata in una posa pacatamente composta, bilanciata dal delicato fluire dei panneggi. L'equilibrio dell'opera risulta però alterato dalla croce ingombrante che ci ricorda come, secondo la leggenda, Sant'Elena avesse rinvenuto a Gerusalemme la preziosa reliquia del Salvatore. Iniziata nel 1629 quando Bolgi aveva solo 23 anni, è firmata e datata sul basamento e sul bordo della veste: ANDREAS BOLGIUS CARRARIENSIS F. 1639. Il mantello è trattenuto da un fermaglio con sopra un'ape, una delle tante citazioni dello stemma Barberini che si ritrovano nelle opere eseguite direttamente da Bernini o sotto la sua direzione.

La Veronica (m 5) è opera di Francesco Mochi e fu svelata alla presenza di Urbano VIII il 4 novembre 1640. Iniziata nel 1629, è l'opera più spettacolare e barocca dello scultore toscano, eseguita in tempi lenti perché l'artista, come scrisse egli stesso in una epistola alla Congregazione della Reverenda Fabbrica, voleva "sigillare la vecchiaia con opera memorabile". E' firmata sulla base FRANCISCUS MOCHIUS A MONTE VARCHI FACIEBAT. La santa esibisce con enfasi ed accentuato movimento il panno con il quale asciugò il sudore dal Volto del Cristo sofferente, e sul quale rimase impresso il Santo Volto.

Il Sant'Andrea (m 4,68) opera di François Duquesnoy, fu la prima statua ad essere iniziata e fu scoperta alla presenza di Urbano VIII il 2 marzo del 1640. Presenta il santo dinamicamente disposto davanti alla croce del suo martirio, mentre volge al cielo uno sguardo estatico. Nel dicembre 1629 il modello in stucco fu esposto nella nicchia. Prima di iniziare la lavorazione in marmo trascorsero 3 anni durante i quali lo scultore fiammingo, che contemporaneamente lavorava alla Santa Susanna per la chiesa di Santa Maria di Loreto, dovette rifare un secondo modello in stucco poiché il primo si era rotto nel tragitto tra il suo studio e San Pietro. Nel luglio del 1639 la scultura fu inserita nella nicchia, rifinita con la collaborazione di Giovanni e Arcangelo di Carrara e firmata sulla base del piede destro.

Stava finendo il Cinquecento quando si diede inizio alla decorazione della cupola, avviando i lavori dai pennacchi, con la raffigurazione dei quattro Evangelisti. La lettura iconografica dei loro simboli si spiega tenendo conto di due interpretazioni complementari. La prima, di San Girolamo, che chiarì gli attributi derivando la motivazione dal primo capitolo dei relativi vangeli. La seconda, di San Gregorio Magno, che rafforzò l'esegesi con una analisi cristologica. Nell'assegnare i simboli ai quattro evangelisti, la tradizione non dimenticò quanto riportato nelle visioni del profeta Ezechiele (1, 4-25) e nella Apocalisse di San Giovanni (4, 6-8).

Giovanni de' Vecchi, autore dei cartoni e dei mosaici, esegue:

15 febbraio 1599: San Giovanni con l'aquila (nel prologo del suo vangelo, Giovanni vola in alto più degli altri. L'aquila è intesa come ascensione di Cristo).

19 novembre 1599: San Luca con il toro (Luca inizia il vangelo con il sacrificio di Zaccaria: animale come vittima. Il toro come sacrificio supremo di Cristo)

Cesare Nebbia, autore dei cartoni, coadiuvato nella trasposizione in mosaico da Paolo Rossetti, esegue:

5 marzo 1599: San Matteo con l'uomo alato (Matteo inizia il vangelo con l'albero genealogico di Gesù. L'uomo come incarnazione di Cristo).

19 novembre 1599: San Marco con il leone (Marco inizia il vangelo con la predicazione di Giovanni Battista, paragonata al ruggito del leone. Il leone come resurrezione di Cristo).

I triangoli superiori mostrano angeli, da alcuni interpretati come cherubini, che reggono corone floreali, trombe e palme di martirio, disegnati da Cristoforo Roncalli e pagati nel novembre 1600. I mosaici, già cominciati nel 1599 e ultimati nel 1601, sono opera di Paolo Rossetti, Lodovico Martinelli e Marcello Provenzale.