LA CONFESSIONE E LA NICCHIA DEI PALLII SULLA TOMBA DI SAN PIETRO

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Sotto la cupola si trova la Confessione, luogo che segnala la tomba di San Pietro. Nella lingua latina, questo termine esprime l'affermazione di una verità fino alla morte: quando un martire versa il proprio sangue per Cristo lo "confessa", proclamando con un atto di suprema testimonianza la sua fede.

Per una doppia rampa di 16 gradini per lato si scende nella Confessione, esedra definita da 74 balaustrini di broccatello alternati a 24 piccoli pilastri con specchiature sia in alabastro orientale sia in marmo bianco e nero. Rivestita sulle pareti e nel pavimento con marmi policromi, essa costituisce architettonicamente la più importante opera in commesso di pietre dure eseguita a Roma nel Seicento e l'ultima opera di tale importanza e ricchezza realizzata con questa tecnica. Nel 1615 Paolo V Borghese incaricò della progettazione l'architetto Carlo Maderno, che concluse il lavoro nel 1618. Oggi è illuminata da 89 fiammelle perenni inserite in eleganti cornucopie bronzee dorate, disegnate da Mattia de' Rossi. In fondo all'esedra si trova una piccola abside decorata con un mosaico del IX secolo, raffigurante Cristo Benedicente che regge nella mano sinistra un libro aperto sul quale si legge: EGO SUM VIA, VERITAS ET VITA: QUI CREDIT IN ME VIVET. Questa immagine, preziosa per il suo valore simbolico, risale probabilmente al tempo di Leone IV (847-855) ed è l'unico elemento della basilica costantiniana ricollocato sulla tomba di San Pietro. Nel corso dei secoli fu restaurato più volte: l'ultimo intervento, nel 1683, è opera del mosaicista Gaetano Pennacchini, che l'anno seguente consolidò anche i mosaici laterali con San Pietro e San Paolo. La piccola esedra è chiusa da un cancello alto m 2,40 disegnato nella fascia superiore da Nicolas Cordier nel 1604, fuso da Orazio Censore nel 1605 e collocato nel 1617. Le due ante inferiori sono di Onorio Fanelli. Sul prospetto, Ambrogio Buonvicino eseguì le statue in ottone dei Santi Pietro e Paolo, fuse e dorate da Biagio de' Giusti nel 1616.

La nicchia è detta "dei Pallii" perché entro un'urna di bronzo, dono di Benedetto XIV Lambertini, si conservano i pallii, alcune fasce di lana bianca sulle quali risaltano 6 croci in seta nera. Sono confezionati con la lana di 2 agnelli bianchi benedetti il 21 gennaio nella basilica di Sant'Agnese sulla Nomentana. I pallii, benedetti dal Papa il 29 giugno festività dei Santi Pietro e Paolo, costituiscono una insegna liturgica d'onore e sono il distintivo degli arcivescovi metropoliti.

Nel sottarco che sovrasta la nicchia, è la raffigurazione di 3 episodi ispirati ad avvenimenti accaduti nel passato nell'area della Confessione: una narrazione pittorica di momenti significativi nella storia della Tomba dell'Apostolo e della basilica. Non visibili al pubblico cui non è permesso scendere a livello del pavimento, furono commissionati da Paolo V al pittore Giovan Battista Ricci da Novara e realizzati nel 1615 con la tecnica dell'affresco ritoccato a tempera. Da destra verso sinistra:

Paolo V prega con i cardinali alla Confessione;

Sant'Anacleto papa erige la memoria sulla tomba di Pietro;

San Silvestro papa consacra l'altare marmoreo sopra la tomba di San Pietro.

Quest'ultima scena, a differenza delle precedenti, è di pura invenzione. Papa Silvestro, morto nel 335, ovvero 2 anni prima dell'imperatore Costantino, non avrebbe potuto consacrare l'altare che ancora non esisteva. Il punto focale di tutto l'edificio era il monumento marmoreo davanti alla vecchia abside, voluto da Costantino per racchiudere la memoria apostolica.