LE STANZE DI SANT'IGNAZIO DI LOYOLA

LE STANZE DI SANT'IGNAZIO DI LOYOLA

APPUNTAMENTO: SABATO 7 NOVEMBRE H 16, A PIAZZA DEL GESU' N. 45. DURATA: 1 H. LA GUIDA E' RICONOSCIBILE IN LOCO DAL CARTELLO ROMA BELLA.

PRENOTAZIONE: OBBLIGATORIA VIA WHATSAPP dott.ssa Vittoria Morandi Tarabella cell. 3396798106, chiamando il n. tel. 0661661527 (attivo tutti i giorni h 8-20) o mail a: inforomabella@virgilio.it

C'è un angolo di Roma che quasi nessuno nota. A due minuti dal rumore di Piazza Venezia, al n. 45 di Piazza del Gesù, accanto al portale della grande chiesa barocca, si apre una porticina discreta. Dietro, un altro tempo. In quel palazzo ha abitato, per dodici anni, dal 1544 fino alla morte nel 1556, Ignazio di Loyola. Il nobile basco diventato soldato, poi pellegrino, poi fondatore dei Gesuiti. 

L'uomo che da Roma ha costruito una rete di collegi e missioni destinata a diffondersi in tutti i continenti. Le sue stanze non sono quattro saloni. Sono quattro ambienti minuscoli, tirati su in fretta tra il 1543 e il 1544. Chi le vide nell'Ottocento le descrisse come una dimora misera, quasi una capanna. E tale è rimasta. 

La loro conservazione è legata a un disastro. Alla fine del Cinquecento, nel 1598, il Tevere tracimò con violenza inaudita, la più alta mai misurata a Ripetta, con quasi venti metri d'acqua. L'edificio venne lesionato gravemente. L'anno seguente, invece di radere al suolo tutto, gli architetti della Compagnia scelsero una strada più complessa: puntellarono le piccole celle con una serie di volte sotterranee e vi edificarono attorno la nuova Casa Professa. In questo modo il nucleo più antico si è salvato, incapsulato come una reliquia dentro un palazzo più grande. 

La visita inizia nell'ambiente più privato. Un vano che serviva insieme da dormitorio e da tavolo di lavoro. Il letto essenziale, il tavolino per la scrittura. Si racconta che da qui siano partite migliaia di missive, più di settemila, indirizzate a sovrani, papi e confratelli sparsi in Europa e in Asia. Qui sono state abbozzate anche le Costituzioni dell'Ordine. Oggi, sotto vetro, si possono ancora osservare fogli autografi e oggetti quotidiani. Accanto alla finestra che si affaccia su un cortiletto interno, un busto bronzeo ne restituisce i tratti. A separare la zona privata da quella di rappresentanza c'è un piccolo vestibolo. Un avviso esorta a mantenere il silenzio. Era il punto in cui i visitatori sostavano prima di essere ammessi. Sulla parete, un dipinto di Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto, coglie Ignazio nell'atto di redigere le regole della Compagnia. Si giunge poi nell'ambiente più ampio. Funzionava da sala di ricevimento, ma soprattutto da oratorio personale. Il laterizio a terra è ancora quello cinquecentesco. Sull'altare dove il fondatore celebrava quotidianamente, è collocata l'immagine della Sacra Famiglia che gli era cara. Fu qui che, nelle prime ore del 31 luglio 1556, all'età di sessantacinque anni, al termine di una lunga agonia, si spense. Le sue spoglie riposano oggi nella chiesa accanto, ma il momento del trapasso appartiene a questa stanza. La Chiesa lo avrebbe proclamato beato nel 1609 e santo nel 1622. L'ultimo vano apparteneva a chi gli fu più vicino alla fine: Juan Pablo Borrell, confratello spagnolo che lo accudì come infermiere. 

Vi sono esposti indumenti di uso quotidiano, la veste talare, le calzature ormai consunte, alcuni volumi e quella che viene considerata la prima effigie metallica realizzata dopo la scomparsa. Ad introdurre a questo nucleo di memorie vi è ciò che rende la visita davvero sorprendente: il corridoio dipinto da Andrea Pozzo.

Pozzo, gesuita, pittore, scenografo e teorico della prospettiva, lavorò in questo passaggio tra il 1694 e il 1697. Un corridoio di servizio lungo poco più di tredici metri divenne sotto il suo pennello una galleria illusionistica. Finte architetture, colonne tortili, trabeazioni, angeli librati in volo, scene che celebrano i prodigi del fondatore: tutto è costruito con ombre e lumeggiature che ingannano l'occhio e dilatano lo spazio. Il culmine dell'artificio è sul fondo. Quella che sembra una cappella profonda e scavata nel muro è in realtà una pittura eseguita su una superficie piana e inclinata. Per percepire l'effetto senza distorsioni occorre posizionarsi esattamente sopra un rosone di marmo incastonato al centro del pavimento. Solo da quel punto l'immagine si ricompone, acquista profondità e diventa architettura credibile.

Visita guidata è gratuita. Eventuali biglietti di ingresso sono a carico dei Soci partecipanti. La tessera di Socio (€15)  vale 12 mesi e consente di prendere parte gratis alle attività culturali.